In Puglia si registra un brusco aumento della cassa integrazione: a dicembre 2016 si registra un +180.1% rispetto al precedente dato di novembre. Tra interventi ordinari, straordinari e in deroga, le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni sono state 2.6 milioni (a fronte di 938 mila di novembre 2016 e di 2.5 milioni di dicembre 2015) che equivalgono a 15.455 lavoratori coinvolti, considerando un orario di lavoro a tempo pieno.  Per la cassa in deroga (Cigd), con 417 mila ore autorizzate a dicembre 2016, si segna sia una crescita del 29.2% su novembre 2016, sia del 46.2% sui dodici mesi precedenti.

L’intervento di Aldo Pugliese segretario generale Uil Puglia

“Nella nostra regione, la cassa ordinaria (Cigo) autorizzata a febbraio per 1 milione e 400 mila ore, segna un incremento di 188.5 punti percentuali su novembre 2016. Addirittura, rispetto ai dodici mesi precedenti, la Cigo è cresciuta del 202.6%. Poi, preoccupa il rialzo della cassa straordinaria (Cigs), che con 807 mila ore autorizzate, determina un +525.8% su novembre 2016 e una flessione di 56.1 punti percentuali su dicembre 2015.

In particolare, la Cigs è fonte di preoccupazione in quanto finalizzata a fronteggiare crisi aziendali più strutturali. Infatti, molte grandi imprese sono nel pieno di complicati processi di ristrutturazione o addirittura di dismissioni di intere aree”.

“Si chiude il cerchio di un’annualità piuttosto complicata per la nostra regione: complessivamente, nel 2016, la cassa integrazione in Puglia ha assorbito ben 29 milioni di ore autorizzate dall’Inps, abbondantemente distanti dai livelli pre-crisi (al di sotto di 15 milioni di ore). Anche se in flessione sul 2015 (-24,9%), in realtà, la cassa integrazione in Puglia presenta più ombre che luci. Purtroppo, a fronte dell’attuale stagnazione economica, è difficile sostenere che il calo della cassa integrazione 2016 rispetto al 2015 sia riconducibile ad una ripresa dell’economia. Di sicuro le recenti riforme degli ammortizzatori sociali (dapprima Fornero, poi Jobs act) hanno determinato una involuzione del sistema di integrazione salariale. Basti pensare alla riduzione a 3 mesi, nel 2016, dell’istituto della cassa in deroga, nonché all’aumento dei costi e alle regole di accesso più stringenti per la cassa introdotte con la riforma del Jobs act, la quale ha dimostrato la non armonizzazione con la realtà di imprese e lavoratori a fronte di una crisi economica ancora imperante, che continua a minare la ripresa del mercato occupazionale, che ‘vanta’ un tasso di disoccupazione del 19,1 con picchi oltre il 50% per quella giovanile, senza contare i numeri falsati dai voucher: 6.231.000 staccati nel solo 2016 in Puglia. A ciò si aggiunga che, nel 2016, si è assistito anche a un fermo amministrativo della cassa ordinaria, che ha ritardato la concessione di istanze di integrazione salariale anche per periodi di oltre sei mesi. Ciononostante, ancora una volta tali ammortizzatori sociali hanno dimostrato la loro importante funzione, consentendo di salvaguardare, solo in Puglia, la media di 14.191 posti di lavoro nel 2016 e di conseguenza di tutelare il reddito di altrettante famiglie”.

“E’ evidente – conclude Pugliese – che il legislatore deve prendere atto che il nostro Paese e il suo sistema produttivo, nell’ambito delle integrazioni salariali, necessitano di strumenti flessibili che evitino la perdita di posti di lavoro e di professionalità”.

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