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“Decisi di lasciare l’Italia quando passammo all’euro”. Inizia così la testimonianza di Massimo Lubisco, ex tecnico luci e suono del Kismet e dell’Anonoma GR, trasferitosi da diversi anni in Nuova Zelanda, diventato un pluripremiato produttore di latticini. “Immaginavo che sarebbe stato un disastro e che i nostri politici ci avrebbero portato alla rovina – continua Lubisco – ho deciso di abbandonare l’Italia e scegliere un paese civile dove continuare la mia vita, nella speranza di trascinare con me le persone che mi sono più care”.

Come mai ha scelto proprio la Nuova Zelanda?

Ho deciso per la Nuova Zelanda perché è un paese che sognavo di visitare da sempre. Mi ha sempre affascinato il popolo Maori: è l’unica popolazione indigena che l’uomo bianco non è riuscito a sottomettere e schiavizzare. I bianchi, anzi, hanno dovuto firmare un trattato dove la natura (foreste, mari, fiumi) sono protetti e i Maori hanno diritti esclusivi: tutte le ricchezze minerarie e petrolifere possono essere sfruttate solo col loro consenso.

Com’era la sua vita in Italia?

In Italia ho iniziato a lavorare da ragioniere, poi la mia passione mi portò a fare il tecnico luci e suono in teatro e successivamente, sempre come tecnico e cameraman, con una società di produzioni video. In seguito ho lavorato come free lance cameraman e facendo installazioni multimediali per eventi culturali e sale multimediali e congressi, per poi tornare al teatro con Vito Signorile.

Perché ha scelto il settore caseario?

Ho deciso di iniziare una nuova vita e ho deciso di produrre formaggi freschi, perché qui c’è solo roba importata e poco altro, a prezzi molto alti. Le mozzarelle le ho imparate a fare in Nuova Zelanda,  avevo iniziato a visitare alcuni caseifici prima di partire. Arrivato qui c’è stato un continuo migliorarsi e affinare tecnica e qualità: essendo un goloso, so bene come deve essere un buon prodotto e, non accontentandomi, cerco sempre di migliorarmi. Ancora oggi dopo sei anni e ottimi risultati, continuo a fare test con nuovi ingredienti. Faccio mozzarelle, burrate, scamorze, ricotta, provolone e fornisco supermercati e ristoranti.
In questi anni di attività ho partecipato ai Cheese Award che si tengono ogni anno e i miei risultati sono stati incredibili: ho vinto due premi per il miglior formaggio di categoria nella nazione e undici medaglie d’oro.

È stato difficile ambientarsi?

L’inizio non è stato facile ma, essendo una persona che ama le sfide, sono riuscito ad andare avanti fino a raggiungere traguardi che erano nei miei obiettivi ma che, consapevolmente, sapevo sarebbero stati piuttosto ardui. Sono stato fortunato ad avere persone intorno a me che mi hanno aiutato moltissimo e senza le quali sicuramente questi traguardi sarebbero stati impossibili da raggiungere.
Posso dimenticare un pezzo di focaccia calda, il pane di altamura, le nostre cozze nere. Qualche frutto di mare qui c’è ma è diverso: il riccio è perlomeno 6/7 volte piu’ grande dei nostri, le cozze sono verdi e grandi, buone ma difficili da cucinare e la frutta che abbiamo noi in Puglia è decisamente più saporita, in compenso qui si trovano delle mele fantastiche, Fijoa, avocado, un agrume che si chiama Tangelos a metà tra arancia e mandarino e poi i vari frutti di stagione.
Sono stato molto fortunato a incontrare gente che mi ha aiutato senza alcun interesse, persone che mi han dato le chiavi della loro casa senza voler nulla in cambio e dandomi piena fiducia.

Tornerebbe a vivere in Italia?

Tornare a vivere in Italia non sarebbe male ma con la violenza che c’è, l’ingiustizia, il senso di impunità che permette un certo menefreghismo per qualsiasi cosa, non credo sia possibile.
Non so se farò in tempo a vedere un cambiamento, sono certo che non ho nessuna intenzione di vivere preoccupato, barricato e angosciato con una qualità della vita cosi bassa. Certo la focaccia mi attira, ma il rovescio della medaglia proprio non mi piace, quindi tornerò ma solo a visitare parenti e amici :un mese l’anno mi è sufficiente per vedere se ci sono cambiamenti.


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