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“La tassa di soggiorno sarebbe  un balzello insostenibile per il fragile mercato turistico di Bari”. La Federalberghi Bari-Bat alza la voce di fronte alla proposta del sindaco barese Antonio Decaro di applicare una tassa di soggiorno nel capoluogo di regione. Lo fa con un documento approvato all’unanimità dal direttivo. “Il provvedimento annunciato dal Sindaco di Bari rischia di bloccare sul nascere il duro lavoro di promozione e marketing turistico che i player privati e in forma associata stanno cercando di implementare con l’obiettivo di far decollare Bari come destinazione turistica” commenta Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi Bari-Bat.

Per l’associazione la tassa di soggiorno ridurrebbe la competitività del sistema turistico senza apportare concreti benefici. Anche perché “Bari  non è ancora una destinazione nel mercato turistico nazionale e internazionale – prosegue il documento degli albergatori baresi – per l’assenza di politiche turistiche dell’amministrazione comunale che denota mancanza di idee, di visione e di progetti per il turismo della città. Manca, insomma, un assessore al turismo, mancano strutture per il marketing territoriale e la gestione dei grandi eventi. Tant’è che a fronte dei crescenti flussi turistici verso la Puglia, Bari raccoglie solo le briciole con qualche movimento circolare di persone all’interno della stessa Città Metropolitana”.

Per Federalberghi le medie cittadine di riempimento degli alberghi non si discostano dal 50 per cento, con una riduzione media delle tariffe applicate. E del grande volume di traffico dell’aeroporto Karol Wojtyla la città non ne intercetta più del 15%, con una media di permanenza di una notte e mezza. Il fenomeno dell’abusivismo, mai contrastato a dovere secondo Federalberghi, completa il quadro.

“La Federalberghi – conclude il documento – conferma il proprio impegno volto a propugnare il superamento dell’imposta di soggiorno e intende anche vigilare sulla corretta applicazione della norma vigente, al fine di accertare che non vengano valicati i limiti stabiliti dalla legge e che il relativo gettito venga effettivamente destinato a finalità di interesse turistico e non al mero ripianamento dei deficit dei bilanci comunali. L’intervento delle associazioni di categoria può contribuire a elevare la qualità della regolamentazione, evidenziando eventuali problemi e immettendo nel flusso decisionale informazioni sull’impatto del provvedimento. L’autonomia concessa dalla legge ai Comuni deve trovare una ben chiara definizione nel regolamento attuativo, onde evitare che questa imposta sia applicata in modo iniquo e disincentivante, e l’apporto conoscitivo delle associazioni resta fondamentale. Occorre, altresì, dedicare adeguata considerazione ai costi che l’imprenditore sostiene per lo svolgimento del ruolo assegnatogli dalla legge (personale addetto all’attività di riscossione e rendicontazione, commissioni dovute alle agenzie on line e ai gestori delle carte di credito e di debito, utilizzo delle attrezzature e dei materiali di consumo) che dovrebbero essere rimborsati o comunque compensati”.


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