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Se non è epidemia, poco ci manca. Di certo, i casi sono tanti soprattutto se paragonati a quelli degli anni precedenti. Nel 2017, in appena sei mesi da gennaio a giugno, in Puglia si sono registrati 251 episodi di contagio da epatite A, un focolaio quindi molto allargato e che preoccupa non poco i medici.

Per capire meglio l’entità del problema bisogna dare un’occhiata a quanto accaduto negli anni passati: nel 2016, nello stesso periodo, i casi erano stati appena 5; nel 2015 35; nel 2014 23; nel 2013 i casi furono 86 ma per colpa di un consumo circoscritto in un solo territorio di frutti di bosco surgelati e mal conservati; nel 2013 i casi furono 7. L’epatite A è una malattia infettiva acuta del fegato provocata da un virus: in alcuni casi potrebbe anche non presentare dei sintomi, quindi l’ammalato potrebbe non accorgersene.

Solitamente l’epatite A si diffonde per via oro-fecale, ossia mangiando o bevendo cibi o acqua contaminati. Quindi, la scarsa igiene e la scarsa prevenzione sono le principali cause. I medici consigliano l’attento lavaggio delle mani e la corretta e completa cottura dei cibi.

Ma c’è anche un problema di scarsa copertura vaccinale: il vaccino anti epatite A è tra i più efficaci, in alcuni Paesi europei è obbligatorio o comunque raccomandato per i bambini e i soggetti a rischio, ma in Puglia – come nel resto d’Italia – la percentuale di vaccinati si è pericolosamente abbassata.


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