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Una festa senza luminarie, fuochi d’artificio e le tradizioni di Carbonara. Per il secondo anno consecutivo scoppia la “guerra” nel quartiere, ex frazione, in merito all’organizzazione della festa patronale. Da una parte il parroco che ha organizzato i quattro giorni senza “orpelli”, come appunto le luminarie o i fuochi d’artificio, “dimenticando – ci spiegano alcuni residenti – le tradizioni di questo appuntamento”. Tra le motivazioni presentate dal parroco ci sarebbe la mancanza di fondi. Dall’altra il presidente del municipio, Nicola Acquaviva, che ieri ha organizzato anche un’assemblea in piazza Umberto, cercando di risolvere il prima possibile questa querelle. “Perché le tradizioni di Carbonara vanno rispettate”, ci spiega al telefono.

Una sorta di diatriba che però sta dividendo il quartiere e che sta spingendo molti residenti a non presentarsi proprio all’appuntamento annuale. Anche sui social è scoppiata la polemica che è ben evidente dagli stessi manifesti che sono stati diffusi: sui volantini compare la scritta “Vietato lamentarsi”.

“L’anno scorso – spiega Acquaviva – mi impegnai a risolvere prima del tempo questa questione, tanto che mi ero mosso per costituire proprio un comitato per la festa patronale, che però è stato bocciato dal parroco. Ieri abbiamo tenuto un’assemblea e abbiamo deciso di presentare nuove proposte al parroco, chiedendo di ripristinare almeno una parte delle tradizioni, come le luminarie che ci risulta non siano state proprio previste, i fuochi o altri aspetti per noi importanti. Dal canto nostro ci impegniamo tutti a versare contributi come avveniva in passato”.


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