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Bari, i calcinacci del campus universitario vengono giù. Gli studenti: “Serve intervento urgente”

Pubblicato da: redazione | Gio, 7 Dicembre 2017 - 17:00
Uricchio
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Il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio ha ispezionato le aule del campus, su invito degli studenti, dopo il crollo di parti del soffitto in un’aula del’ex palazzo degli istituti biologici, del mese scorso.

“Invitato dai rappresentanti degli studenti di Link Bari – è scritto in una nota – assieme ai direttori di dipartimento coinvolti, il rettore si è recato nel campus universitario “E. Quagliariello” per toccare con mano i disagi di centinaia di studenti e docenti relativamente alle condizioni precarie degli spazi universitari. Gli studenti dei corsi di laurea scientifici, in particolare quelli di Scienze Biologiche e Biotecnologie, hanno colto l’occasione per consegnare personalmente al Magnifico il documento contenente disagi e richieste, in termini di provvedimenti immediati e strutturali, redatto durante un’assemblea e sottoscritto da più di mille studenti”.

“Chiediamo a gran voce un’assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione che deve provvedere tempestivamente alla risoluzione di un annoso problema che affligge quotidianamente studenti e docenti dei plessi del Campus, costretti a seguire e fare lezione in aule non a norma e sovraffollate e a svolgere le attività laboratoriali in laboratori non sufficientemente attrezzati –  spiega Alessandro Digregorio, rappresentante degli studenti di Biotecnologie – è necessario un intervento tempestivo che permetta agli studenti di seguire le lezioni in condizioni degne e una programmazione ben precisa e orientata alla ristrutturazione di tutti i plessi e alla creazione di nuovi spazi”.

In risposta il rettore ha dato chiare garanzie su una risoluzione del problema sia nel breve che nel lungo periodo. Certo è che gli studenti continueranno a lottare per vedere riconosciuto un proprio diritto e la campagna “Fateci Spazio” non si arresterà, almeno fino a che le condizioni degli spazi non risultino più lesive della dignità di chi ogni giorno vive l’Università.

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