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Avrebbe tentato di truffare i suoi nipoti millantando di essere creditore nei confronti del fratello deceduto, il costruttore barese Domenico Andidero, della somma di oltre un milione di euro. Per il reato di tentata truffa la Corte di Appello di Bari ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per l’imprenditore Gennaro Andidero, e il risarcimento danni nei confronti della cognata e dei nipoti da quantificarsi in sede civile.

I fatti contestati risalgono al 2010. L’imputato, due mesi dopo la morte del fratello, aveva preteso dai figli e dalla moglie del defunto la somma di 2 miliardi di lire citandoli in giudizio dinanzi al Tribunale Civile di Bari. Sosteneva di aver fatto un prestito al fratello nel lontano 1999. I nipoti, ritenendo che la richiesta dello zio fosse fondata, si erano accordati per corrispondergli circa 400 mila euro, somma che però non fu versata. Alcuni mesi più tardi, però, avevano scoperto documentazione che attestava che quel passaggio di denaro era, al contrario, la restituzione di somme dall’imputato al fratello deceduto in virtù di un precedente prestito ricevuto. Ne è quindi scaturita la denuncia e il processo penale nel quale le vittime del raggiro, difese dall’avvocato Nicola Quaranta, si sono costituite parti civili.


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