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Un campo da calcio ricolmo di capi di lusso rubati o contraffatti in Cina: due arresti tra Bari e Prato

Pubblicato da: redazione | Gio, 10 Maggio 2018 - 09:45
(Foto di repertorio)

Dopo complesse indagini avviate nel 2014 e condotte sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il nucleo di polizia Economico Finanziaria di Bari ha individuato quattordici soggetti dediti sia alla produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti, sia alla ricettazione di merci provento di furto, con immissione degli stessi sul mercato regionale e nazionale.

I finanzieri del comando provinciale di Bari, con la collaborazione dei colleghi di Prato, hanno eseguito un’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip di Bari, nei confronti di due imprenditori, uno cittadine cinese e l’altro senegalese, entrambi indagati per i reati di contraffazione, alterazione o uso di marchi mendaci, di introduzione nello stato e commercio di prodotti con segni falsi, ricettazione.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dopo le indagini svolte dall’articolazione specializzata sulla tutela dei diritti di proprietà industriale e intellettuale che hanno consentito di documentare che i due cittadini conducessero, prevalentemente sulla provincia barese, attività illecita di importazione e successiva commercializzazione, di rilevanti partite di calzature e articoli di abbigliamento recanti noti marchi di fabbrica contraffatti, con l’aggravante di aver commesso il fatto in modo sistematico e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività organizzate.

Nei mesi scorsi sono stati, infatti, sono stati eseguiti numerosi sequestri di beni contraffatti, tra cui oltre circa 180 mila fra capi e accessori di abbigliamento, 4074 metri quadrati di tessuti della nota marca Louis Vuitton (pari ad un intero campo da calcio) e 67.553 articoli d’abbigliamento, risultati provento di furto.

Oltre all’esecuzione dei suddetti provvedimenti cautelari, sono in corso diverse perquisizioni locali a Bari, Casamassimae Prato in esercizi commerciali gestiti dagli indagati, utilizzati sia per lo stoccaggio della merce, in arrivo prevalentemente dalla Cina che per la successiva rivendita diretta ovvero mediante la cessione a venditori ambulanti.

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