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“I miei figli si potevano salvare. C’è qualcuno che li avrà sempre sulla coscienza, ma prima o poi la verità verrà fuori”. Ne è sicuro Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina in Puglia (Bari) scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati morti in una cisterna abbandonata della cosiddetta “Casa dalle cento stanze” nel febbraio 2008.

Pappalardi, assistito dall’avvocato Maria Gurrado, ha avviato indagini difensive alla ricerca di elementi che gli consentano di chiedere la riapertura del caso. “Dopo tanti anni ho deciso di riprovarci – dice Pappalardi – perché spero di riuscire a sapere che cosa è successo ai miei figli. Sono sicuro che quella sera con loro c’erano altre persone e che chi sa non li ha aiutati, né ha chiesto aiuto e non ha mai parlato”. Il sospetto è che i bambini, il giorno in cui caddero nella cisterna interno dell’edificio abbandonato, non fossero soli. “Siamo alla ricerca di qualsiasi traccia utile che ci confermi la presenza di terzi sul luogo dove i bambini sono morti”, spiega l’avvocato Gurrado.


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