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L’ultimo caso estremo è quello di un detenuto trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari perché si sospetta abbia contratto la tubercolosi. A ciò si aggiungono condizioni igieniche spesso precarie, tentativi di suicidio e aggressioni all’ordine del giorno. Le carceri pugliesi e lucane (ma in generale quelle italiane) scoppiano. Definirle sovraffollate sembra addirittura riduttivo, se nella sola casa circondariale di Bari invece dei 280 posti disponibili la popolazione supera abbondantemente quota 400.

A denunciare la grave situazione in cui versano i penitenziari è il segretario generale del Coordinamento sindacale penitenziario (Cos.p.) Domenico Mastrulli in un appello rivolto al ministro della giustizia. “Il trend negativo di eventi è in crescita – scrive  Mastrulli -, un trend in cui si annoverano i molteplici tentativi di suicidio messi in atto da alcuni detenuti nei penitenziari pugliesi, l’elevato numero di aggressioni ai danni degli agenti di polizia penitenziaria costretti a lavorare in condizioni disumane, con un organico ridotto all’osso. Una situazione non più tollerabile. Nessuna protezione per il personale. Il susseguirsi di aggressioni nei confronti del personale penitenziario avvenute nei giorni scorsi nel carcere di Bari sono il sintomo di una situazione che ha superato ogni ragionevole limite”.

Tra Puglia e Basilicata ci sono quasi 4 mila detenuti a fronte di 2.700 posti a disposizione (in Italia sono 59 mila i reclusi nonostante ci siano solo 54 mila posti). Il personale delle guardie carcerarie non copre il fabbisogno necessario per coprire tutti i turni, per questo Mastrulli ricorda come i numeri “dovrebbero rendere più chiara la gravità di una situazione che nel periodo estivo non può che peggiorare in un quadro di carenze a tutti i livelli”.

 


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