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Raccolta differenziata, trasporti, aree verdi, produzione di energia pulita: aspetti che Bari può e deve migliorare per far crescere le proprie performance ambientali, come raccontano i dati di Ecosistema Urbano 2018, il  dossier di Legambiente che traccia l’evoluzione dello stato di salute dei capoluoghi di provincia italiani. Dati che vedono il capoluogo pugliese in discesa dal 75° all’80° posto su 104 città, meglio di due anni fa ma molto peggio del 2015 quando Bari era al 66° posto.

Fra le criticità di Bari c’è la raccolta differenziata, il valore cui è ancora molto basso (36,7% rispetto al 65 % di legge). Tale valore probabilmente scaturisce dal fatto che solo il 15.5 per cento dei cittadini ha una raccolta domiciliare del tipo porta a porta, come spiega una nota di Legambiente Eudaimonia Bari. Altra nota dolente è la mobilità: per Legambiente il numero dei passeggeri trasportabili per abitanti andrebbe almeno raddoppiato con una adeguata, innovativa politica dei trasporti locali. “Il numero delle auto circolanti – si legge nel comunicato – è notevole se rapportato con le relative emissioni dei gas di scarico dei veicoli. In questo settore una politica innovativa partirebbe attraverso il divieto di circolazione dei motori a due tempi che causano un elevato inquinamento soprattutto per i loro gas incombusti altamente pericolosi per la nostra salute. Bici: come infrastrutture per la ciclabilità siamo intorno a valori di 2m equivalenti ogni 100 abitanti, auspicabile non solo nuove piste ciclabili ma anche un raddoppio, in termini di superficie, delle strade pedonalizzate, in maniera da migliorare la sicurezza non solo a favore dei pedoni ma anche per i ciclisti urbani. Infatti a Bari il valore delle isole pedonali come metro quadro per abitante è di 0,46”.

Sul fronte della vegetazione urbana “a Bari si parla ancora in termini di metriquadri, al contrario delle città europee e di alcune città italiane dove si inizia a parlare di ettari (ha) di vegetazione presente in ambito urbano. Qui la ‘svolta’ appare necessaria attraverso gli strumenti di gestione del Verde Urbano. A causa della mancanza di adozione di tali strumenti, non si conoscono il numero degli alberi presenti in città ovvero il rapporto fra numero di alberi e abitanti ma soprattutto manca la norma tecnica per la gestione del Verde: il Regolamento del Verde Urbano pubblico e privato” precisa il presidente del Circolo Legambiente di Bari Roberto Antonacci.

Bari è indietro rispetto alle città del nord Italia e del nord Europa anche nella produzione di energia solare: “Come mai in una città solare come Bari i tetti pubblici e privati non producono energia? Da una ricerca del Circolo Legambiente Eudaimonia sembrerebbe che le scuole siano più sensibili alla produzione di energia tramite pannelli solari”.


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