L’episodio di aggressione ad un arbitro avvenuta sabato scorso a Bari da parte di tre calciatori minorenni «è una estensione di un concetto di bullismo, di violenza, in ambito sportivo», in una «società che nel suo complesso è diventata più violenta e ciò che preoccupa è il non rispetto dell’autorità e delle regole». Lo ha detto il presidente del Tribunale per i minorenni di Bari, Riccardo Greco, rispondendo all’Ansa sulla vicenda dell’arbitro 19enne aggredito da un gruppo di calciatori della Virtus Palese e da alcuni adulti alla fine di una partita.

La giustizia sportiva ha già deciso l’esclusione della squadra per un anno da ogni campionato e la squalifica fino a 5 anni dei tre baby-calciatori coinvolti. La giustizia penale è alle prime battute. «Siamo ancora nella primissima fase degli accertamenti, bisognerà verificare» ha detto il procuratore minorile Ferruccio De Salvatore, spiegando che quello del bullismo in ambito sportivo «è un fenomeno non particolarmente diffuso nel nostro territorio. Sono stati registrati in passato dei casi di intolleranza e anche di aggressioni, però non lo definirei in questo senso particolarmente allarmante».

Per il presidente Greco, «i modelli che vengono prospettati dai media sono modelli che hanno un contenuto di violenza. Quindi l’idea di una sopraffazione dell’uno sull’altro ha trovato un suo spazio. I fenomeni del bullismo scolastico sono sicuramente più evidenti – ha detto il magistrato -. Quello che preoccupa è che, almeno da quanto risulta dalla denuncia, c’è stata una contrarietà ad una regola impartita dall’arbitro. Ecco questo approccio è preoccupante, il non rispetto dell’autorità costituita, il non rispetto della regola, come principio possibile».


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