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Nell’ultimo anno la Puglia si è contraddistinta in negativo, a livello nazionale, per fondi erogati per usura e estorsione. È al primo posto per usura, al terzo per estorsione. Lo ha detto Attilio Simeone, legale delle Fondazioni Antiusura italiane e componente del Comitato di Solidarietà alle vittime del Ministero dell’Interno, intervenendo al convegno organizzato nella Fiera del Levante di Bari dal titolo «Agire per la legalità. Usura ed estorsione: la risposta delle istituzioni». «Le denunce per usura sono costanti (189 nel 2018) mentre stanno aumentando vertiginosamente, fino ad arrivare a 870, le denunce per estorsioni» ha spiegato Simeone, riportando i dati delle province di Bari, Bat e Foggia. «Le grandi assenti di oggi sono le banche. Ricordiamo che loro, più di tutti – ha aggiunto Simeone – potrebbero efficacemente contrastare il reato di usura, aprendo a nuove forme di credito, con nuove forme di garanzie, anche a quelle situazioni, sia familiari sia imprenditoriali, che vivono un momento di crisi. Non voglio dire che le banche offrano sponde favorevoli a questo fenomeno criminale ma certamente le banche possono rappresentare un modello di intervento più efficace, rispetto a quanto possa fare lo Stato, che invece interviene per reprimere determinati fenomeni. La cura in questo si gioca sulla prevenzione».

Il racconto di una vittima

L’incubo è cominciato nel 2012. A raccontare la sua storia è un barese di 39 anni che da 4 anni vive sotto protezione dopo aver denunciato e fatto arrestare i suoi aguzzini.

A due anni dall’avvio di un’attività commerciale, le difficoltà economiche lo costringono «per disperazione» ad accettare l’aiuto «in cambio di un caffè» di persone che poi si sono rivelate i suoi aguzzini, arrivando a pagare 1.800 euro di interessi al mese. In poco più di un anno ha pagato circa 150 mila euro a fronte dei 40mila di prestito ottenuto. Dopo un tentativo di suicidio ha raccontato tutto alla sua famiglia, fino ad allora ignara. «Loro mi hanno convinto a rivolgermi alla Fondazione antiusura e così ho denunciato. A quel punto è cominciato il periodo più difficile, in cui io e la mia famiglia abbiamo subito continue minacce», anche di morte nei confronti del figlio minorenne. Gli usurai, tuttora detenuti sotto indagine, sono stati arrestati nel 2016 e con i fondi ricevuti dalla Fondazione la vittima ha aperto una nuova attività sempre nella sua città. «Sereno non sono mai e probabilmente non lo sarò mai, – dice – ma non ho più paura».

“Sono rimasto nella mia città per la mia famiglia e per una sorta di ribellione interna, per non sottomettermi a questa gente. Questa città non è solo questa gente, c’è anche del bello, nascosto ma c’è. A chi non denuncia dico di superare la paura. Denunciare è l’unica soluzione per liberarsi da questo cancro”, ha concluso.


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