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“E’ necessario combattere l’omofobia, ovvero la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali, attraverso la promozione di incontri di educazione alle differenze in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. E’ quanto afferma il presidente dell’Ordine degli Psicologi Antonio Di Gioia in occasione del “Bari Pride”, che si svolgerà oggi dalle 17.

“Nonostante l’omosessualità e la transessualità siano stati considerati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità una variante non patologica della sessualità umana e le psicoterapie riparative sono ritenute contrarie alla deontologia professionale”, afferma la vice presidente dell’Ordine degli Psicologi Vanda Vitone, “frequenti sono le manifestazioni di violenza nei confronti delle persone lgbt. Assistiamo ad episodi di bullismo omofobico nelle scuole che in casi estremi portano anche al suicidio di ragazze e ragazzi. Sono ancora numerose le famiglie che non accettano i figli omobitransessuali causando con il loro “rifiuto” marcate sofferenze, disagio, depressioni, perdita dell’autostima”.

“In questo senso –  prosegue il presidente Di Gioia – si rivela fondamentale l’intervento dello psicologo nella società per azioni di prevenzione e di contrasto delle discriminazioni e la diffusione di una cultura basata sul rispetto di tutte le differenze. L’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia è impegnato nella diffusione degli studi di genere che rappresentano un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere”.

 


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2 COMMENTI

  1. Con l’alibi del bullismo (vero cavallo di Troia) le associazioni del Pride aspirano a fare “formazione” nelle scuole, ovviamente a pagamento. Come dichiarato anche dal portavoce del Pride di Bari, Nigri, al Tg3 il 29/6. Chi si oppone o chiederà chiarimenti rischia grosso di essere bollato come “omofobo”, neologismo finto greco di incerto e poco condiviso significato.

  2. La dottoressa Vitone dovrebbe però spiegarci meglio il suo collegamento tra “psicoterapie riparative” (ma davvero qualcuno le fa?) e le “manifestazioni di violenza nei confronti delle persone lgbt”. La correlazione è impropria e forzata, di evidente orgine idelogica.

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