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Un 74enne originario di Napoli, con precedenti episodi di tachicardie ventricolari trattate con defibrillatore, che non poteva essere sottoposto a trapianto, è stato salvato dall’Heart Team di Anthea Hospital di Bari, grazie a un intervento multidisciplinare supportato dall’impiego di un dispositivo di assistenza per la circolazione extracorporea.

“Un esempio di collaborazione multidisciplinare tra elettrofisiologi, cardiochirurghi ed esperti perfusionisti – commenta il dott. Saverio Iacopino, Coordinatore nazionale dell’Elettrofisiologia di GVM Care & Research (Gruppo Ospedaliero di cui fa parte Anthea Hospital) – che ha permesso di conseguire il risultato ottimale per la salute del paziente. Il valore aggiunto di poter disporre di un Heart Team è quello di mettere a disposizione del paziente una squadra di professionisti in diverse specialità, che si coordinano e confrontano continuamente in merito a trattamenti e procedure, e che lo seguono durante tutto il percorso di diagnosi e cura”.

L’Heart Team, che fa della struttura barese un modello innovativo e di eccellenza nell’ambito cuore, ha visto collaborare fianco a fianco l’équipe di Elettrofisiologia, rappresentata dal dott. Saverio Iacopino, dal dott. Francesco Solimene e dal dott. Giuseppe Stabile, e l’équipe di Cardiochirurgia, con il supporto del Prof. Giuseppe Speziale e del dott. Giuseppe Nasso.

“Il paziente, che versava in condizioni critiche, è stato sottoposto a un delicato intervento di ablazione transcatetere con l’ausilio della metodica di assistenza per la circolazione extracorporea (ECMO). Questa si è resa necessaria perché il paziente aveva una storia di precedenti infarti miocardici, era affetto da crisi ripetute di tachicardia ventricolare non tollerate e trattate con multipli shock del defibrillatore impiantato – spiega il dott. Iacopino –, un quadro clinico complesso che rendeva fortemente instabile il paziente. L’impiego di ECMO ha garantito un valido supporto durante le procedure di ablazione”.

L’ECMO – ExtraCorporeal Membrane Oxygenation, è un ossigenatore in grado di fornire ossigeno e rimuovere anidride carbonica direttamente nel sangue del paziente. In questo modo mette a “riposo” il cuore, lasciando svolgere al macchinario esterno il compito di “pompaggio” del sangue. L’intervento sul 74enne ha visto dunque impegnati cardiochirurghi e perfusionisti per stabilizzare l’uomo grazie ad ECMO e contemporaneamente gli elettrofisiologi per rimuovere l’aritmia cardiaca tramite ablazione.

“L’Heart Team ha ritenuto che, per trattare l’aritmia ventricolare in questo paziente, la combinazione dell’ablazione transcatetere e l’utilizzo della metodica ECMO fosse la scelta vincente – specifica il dott. Iacopino –. Per poter mappare correttamente l’area da trattare, infatti, è necessario che si manifesti l’aritmia, ma il paziente non era in condizione di poterla tollerare. Questa procedura con l’ausilio di ECMO ha supportato la stabilità emodinamica del paziente durante tutto l’intervento, permettendo un accurato monitoraggio e consentendo all’elettrofisiologo di identificare più facilmente l’anomalia elettrica da trattare”.

 “La struttura di Bari è centro di riferimento per il trattamento mininvasivo delle principali problematiche legate al cuore, nello specifico per la valvulopatia mitralica e per il trattamento della fibrillazione atriale – commenta il Prof. Speziale, Coordinatore nazionale delle Cardiochirurgie di GVM Care & Research –. L’esperienza, ampia per casistica e maturata da anni, ci consente di mettere a disposizione dei pazienti un Heart Team di professionisti dalle riconosciute abilità e di proporre metodiche innovative e d’avanguardia a beneficio di tutti”.


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