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Fiducia e necessità di offrire ai propri figli l’opportunità di passare un’estate in movimento e lontana dalle preoccupazioni dovute al periodo di lockdown da poco conclusosi. Ma anche tanta paura. E’ il pensiero comune di molti genitori che, con la ripartenza, hanno scelto di iscrivere bambini e ragazzi ai percorsi ludici, sportivi ed educativi dei centri estivi. Oltre la voglia di far vivere un’estate serena ai propri figli però, non mancano spesso pensieri discordanti.

A sottolinearlo sono proprio  alcune associazioni organizzatrici di attività estive, secondo le quali, le iscrizioni risultano notevolmente diminuite rispetto agli anni precedenti. Triage all’accoglienza e all’uscita, misurazione della temperatura, mascherine, igienizzazione continua di giochi, organizzazione degli spazi e delle attività pensate per garantire il distanziamento sociale, una mole di documenti da far firmare ogni giorno a staff e genitori e molto altro ancora. Sono solo alcune delle nuove modalità con cui, attualmente, è possibile permettere a bambini e ragazzi di partecipare alle attività ludiche, sportive ed educative. Norme che, se da una parte contribuiscono a garantire sicurezza, dall’altra, in alcuni casi, spaventano bambini e genitori, che preoccupati anche per l’eventualità di contagio sono portati inevitabilmente alla fuga .

D’altronde, lavorare con bambini e ragazzi, significa tener conto del fatto che gioco è sinonimo di contatto, motivo per cui moltissimi genitori, nonostante le precauzioni delle associazioni e la presa di coscienza in merito a quelle che sono le norme, hanno preferito optare per soluzioni alternative.

“I bambini e i ragazzi sono molto disciplinati, sanno che devono sottostare a delle norme, noi ci siamo adattati di conseguenza mettendo tutto in sicurezza. Ci sono però alcune rogne da parte dei genitori a causa delle carte, delle firme e delle molte autorizzazioni in carico direttamente a loro. Da parte di noi operatori – commenta Manlio Marrone, responsabile delle attività estive al PalaFlorio di Japigia –   ovviamente c’è molta più attenzione rispetto a prima. Il lavoro però è notevolmente dimezzato. D’altronde, se non hanno aperto le scuole non possiamo pretendere che i genitori non abbiano paura. Ci sono quelli che ci conoscono e si fidano, quindi mandano tranquillamente i propri figli. E’ vero anche però che i controsensi sono tantissimi, in giro non mancano assembramenti e risulta difficile dare il buon esempio se poi sono per primi gli adulti a non agire seguendo le norme in vigore. Purtroppo i controsensi sono il motivo per cui a mio parere i bambini soffrono più di tutti attualmente”.

Lo stesso pensiero è condiviso dagli organizzatori del campo estivo organizzato dall’ASD Europa. “Nonostante gli spazi all’aperto siano grandissimi abbiamo dovuto limitare il numero di iscrizioni per garantire maggiore sicurezza. E’ stato difficile accettare solo i primi iscritti, lasciando fuori molti bambini – commenta Rosa Matera, responsabile del centro estivo dell’associazione –  che, al pari degli altri, avrebbero avuto bisogno di tornare a giocare all’aria aperta dopo mesi di chiusura. Stiamo cercando in tutti i modi di rendere piene le giornate di bambini e ragazzi per permettere loro di divertirsi, crescere e imparare nonostante le regole. Anche queste ultime sono diventate un rituale che fa parte del gioco. Tra questi Hug me, costruito da uno degli operatori, con il quale ci si può abbracciare in sicurezza. I genitori si fidano, questo è molto gratificante. Speriamo presto di poter accogliere anche tutti gli altri bambini che, a causa delle norme sono dovuti restare fuori. E’ quello che conta più di ogni altra cosa, perché, come hanno sottolineato anche i genitori, nonostante tutte le firme, le regole da seguire ogni giorno e il distanziamento sociale, gioco, socialità e aria aperta, è quello di cui bambini e ragazzi hanno bisogno. Le associazioni che hanno deciso di aprire nonostante tutto, è perché da sempre sono dalla parte dei bambini, particolarmente trascurati soprattutto in questo periodo”. Insomma, i punti di vista sono molteplici, al centro però, da parte di associazioni e genitori, c’è sempre la necessità di garantire sicurezza a ragazzi e bambini, soprattutto in questo momento storico così delicato. “Io non ho paura del Coronavirus e non mi importa di tutte le nuove regole da seguire, voglio invece giocare, divertirmi e soprattutto tornare presto ad abbracciare senza paura i miei amichetti” – ha concluso Daniele, 10 anni.


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