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Le conseguenze del lockdown continuano a pesare sulle spalle delle famiglie. Oggi vi raccontiamo la storia di un barese, sposato, padre di due figli, dipendente di una società di servizi. Dal 23 marzo è andato in cassa integrazione ma i primi soldi sono arrivati solo a giugno. Per tre mesi ha dovuto chiedere aiuto ai parenti, ha spostato il mutuo della casa e si è rivolto al Comune per dare da mangiare alla sua famiglia. Dopo mesi senza uno stipendio, la cassa integrazione è arrivata, ma tra tasse e ritenute, alla fine – secondo i suoi calcoli – ha ricevuto un sostegno pari a 3 euro l’ora.

“Sono stati mesi davvero difficili – racconta a Borderline24 – siamo andati avanti solo grazie all’aiuto dei nostri parenti. Siamo andati anche al Comune a chiedere la spesa perché con due figli davvero non sapevamo più come fare. Per ritardi imputabili a varie ragioni, la cassa integrazione da marzo è arrivata a giugno”.

Due versamenti, in due tranche, per un totale di 1660 euro netti, per il periodo dal 23 marzo al 26 giugno, 14 settimane. “Ho fatto un rapido calcolo – spiega ancora – per la cassa integrazione sono stato pagato 118 euro a settimana, considerando le 40 ore settimanali di lavoro, ho percepito 2,95 euro l’ora. Insomma quella “potenza di fuoco” di cui parlava il premier Conte io e credo milioni di famiglie in Italia, la stiamo ancora aspettando”. La speranza ora è che non si torni ad un nuovo lockdown. “Il lavoro è ancora fermo, abbiamo ripreso, ma va tutto a rilento – conclude – non abbiamo più certezze sul nostro futuro”.


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