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Raddoppio di posti all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Si tratta, in particolare, di sedici posti in più di terapia intensiva respiratoria immediatamente convertibili in posti di terapia intensiva generale.

All’inaugurazione, tenutasi questa mattina, era presente anche il presidente della regione Michele Emiliano. Si tratta, di fatto, di un importante traguardo utile sia per il futuro della regione, sia, ha spiegato Emiliano per non farsi trovare impreparati qualora dovesse arrivare una terza ondata.

“Una giornata sicuramente importante – ha sottolineato il presidente della regione – stiamo rafforzando ulteriormente il dispositivo di sicurezza Covid, contemporaneamente stiamo lasciando in eredità alla Puglia il raddoppio di tutto il sistema della terapia intensiva. Abbiamo un paracadute per una terza ondata, che speriamo non ci sia o non sia drammatica come la seconda”.

Emiliano, per l’occasione, ha ricordato i numeri drammatici della seconda ondata ancora in corso. “E’ stata 20 volte più forte di quella di marzo e aprile – ha sottolineato – si tratta di una battaglia difficile, è stata dura in pronto soccorso, dura sistemare bene l’assistenza domiciliare, dura mettere in condizione i medici di medicina generale l’entrare in battaglia dotandoli dei dispositivi di protezione individuale e piattaforme elettroniche. Ma la parte ospedaliera ci mette in tranquillità. Non siamo mai stati una zona rossa, nonostante contagi altissimi e come voi sapete questo è dovuto al sacrificio degli operatori sanitari e all’organizzazione sanitaria che ha riconvertito ospedali – ha commentato ancora Emiliano, facendo riferimento, inoltre, all’importante traguardo soprattutto in merito al decorso storico della struttura, bloccata per molti anni.

“Si tratta di una delle più importanti strutture della Puglia – ha concluso – ci auguriamo che presto in altre province ci sia la stessa cosa che c’è a Lecce. Quello di oggi è un risultato importante. Mi scuso se ho maltrattato qualcuno, ma volevo questa buona conclusione, ovvero una struttura essenziale per le emergenze e quotidianità. A Bari abbiamo avuto bisogno di ospedale complementare perché non esiste un ospedale di questo livello”.


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