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Sgomento e disperazione: il rione Fesca-San Girolamo e l’intera città di Bari hanno appreso ieri, come un fulmine a ciel sereno, della morte del bambino di 9 anni, trovato impiccato in casa dai genitori, con una corda stretta al collo. Una morte assurda e incomprensibile, per chiarire la quale sono al lavoro, parallelamente, la procura ordinaria e quella dei minori e su cui anche il primo cittadino ha espresso la sua disperazione: “Una notizia devastante per la città, mi immagino i genitori e lo dico più che da sindaco, da genitore di due figlie – ha dichiarato Antonio Decaro alla Gazzetta del Mezzogiorno – Non é una bella giornata. Non si conosce ancora la dinamica, nelle prossime ore e nei prossimi giorni forse capiremo che cosa è successo, ma non è un bel momento».

Sconvolti i residenti del quartiere dove il piccolo abitava con la famiglia e dai quali è ricordato come un bambino solare e sorridente. “È facile stare dall’altra parte di un dolore così immenso ed incolmabile – scrive uno dei cittadini della zona nel gruppo Facebook di quartiere – Ancora una volta la piccola Fesca si ritrova a piangere un suo figlio, e questa volta uno di quei tanti figli che se li stava crescendo come ha fatto con tanti di noi. Come sono sconvolto io da questa tragica notizia lo è ognuno di noi – prosegue – per la morte di un figlio nn ci sono parole, solo dolore. A nome di tutta la comunità di Fesca e San Girolamo ci stringiamo all’immenso dolore dei genitori di questo angelo”.

“È triste quanto è accaduto in queste ore e in questi giorni. Due tragiche giovanissime vite spezzate improvvisamente – è, il commento diffuso tramite Facebook dell’assessore comunale al Welfare, Francesca Bottalico, in relazione alla vicenda di Bari e a quella fin troppo simile, accaduta negli scorsi giorni a Palermo – Possono esserci infinite emozioni, paure, vuoti che attraversano la vita dei bambini e delle bambine, degli adolescenti, dei genitori. In un momento duro come quello che stiamo attraversando non è determinante cercare colpevoli o elaborare filosofie mediatiche. Piuttosto abbiamo l’urgenza di comprendere per prevenire, per prenderci cura. Come adulti, in ogni ruolo – prosegue – abbiamo la responsabilità di esserci, di accogliere, di dedicare tempo dell’ascolto e alla relazione, di prenderci cura delle storie, delle emozioni, delle paure, delle solitudini, dei bisogni, delle fantasie, dei desideri dei bambini, delle bambine e degli adolescenti del nostro  tempo. Mai come in questo momento hanno bisogno di noi e di una “normalità” di piccole cose, di presenza autentica, di incontri, di Scuola, di luoghi e tempi educativi che restituiscano loro il diritto al presente e al futuro”, conclude Francesca Bottalico. 


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