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C’è un legame diretto fra l’aumento dei ricoveri per Covid-19 nelle unità di terapia intensiva e la riapertura delle scuole: «l’analisi delle curve del numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva in Italia indica che il ritorno all’attività didattica in presenza dopo le vacanze di Natale sta veicolando l’attuale aumento della diffusione dell’epidemia di SarsCov2 in Italia», rileva il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

«Allo scopo di limitare la diffusione dell’epidemia nel nostro Paese, penso – rileva il matematico – che sia importante interrompere quanto prima l’attività didattica in presenza in tutte le scuole, indipendentemente dalla fascia d’età, e nelle università. L’analisi indica che »la curva delle terapie intensive a livello nazionale in Italia è in aumento da circa due settimane« e che »la situazione a livello regionale è eterogenea sia a livello qualitativo che quantitativo«, osserva Sebastiani. Considerando la data di inizio delle lezioni in presenza, avvenuto in momenti diversi per le regioni-province, queste ultime possono essere divise in quattro gruppi: il primo comprende Trentino Alto Adige (dove le scuole sono inziate il 7 gennaio) con Abruzzo, Toscana e Valle D’Aosta (11 gennaio); il secondo Emilia Romagna, Lazio, Molise e Piemonte (18 gennaio); il terzo Liguria, Lombardia, Marche e Umbria (25 gennaio); il quarto Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sardegna, Veneto (inizio 1 febbraio) e Sicilia (inizio 8 febbraio). Per ognuno dei quattro gruppi Sebastiani ha analizzato l’andamento dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva ed è emerso così che »l’aumento percentuale dei ricoveri in una settimana diminuisce in modo lineare al ritardare dell’inizio dell’attività didattica«. I valori in ciascuno dei quattri gruppi di regioni-province autonome sono rispettivamente del 15%, 12%, 4% e 1%. Il risultato, rileva il matematico »fornisce una chiara evidenza a supporto dell’ipotesi che l’attività didattica in presenza stia veicolando l’attuale aumento della diffusione del coronavirus nel nostro Paese. Ciò è avvalorato dal fatto che il valore mediano dell’età dei positivi registrati è in diminuzione ed è pari a 44 anni, secondo i dati dell’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità. Sebastiani rileva infine che, «sebbene al momento non siano pubblicati dati quantitativi, la presenza documentata di numerosi focolai nelle scuole elementari e medie inferiori suggerisce che l’aumento della diffusione coinvolga le nuove varianti del virus, riscontrate anche in Italia, e trasmesse in modo significativo anche in questa fascia d’età».


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