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“O tutti a casa, o tutti in classe. La possibilità di scelta debilita insegnanti, genitori e alunni”. A raccontarlo è Rita, maestra di scuola elementare che non ha nascosto la sua preoccupazione in merito alla decisione del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, di continuare anche nell’ultimo mese di scuola a dare possibilità di scelta tra didattica in presenza e didattica a distanza. Dalle difficoltà logistiche dettate da problemi relativi alla connessione, ma anche alle lezioni ridotte e alla necessità degli insegnanti di doversi dividere, nel corso delle lezioni, tra studenti a casa e studenti in classe, fino ad arrivare agli umori di ragazzi e bambini, fortemente provati da questo momento storico. Sono solo alcune delle problematiche sottolineate dagli insegnanti nel barese.

“E’ vero che la dad aiuta con le emergenze, ma sta risultando sempre più faticoso – ha spiegato Rita – va incontro a molte famiglie che scelgono giustamente quello che è meglio per i propri figli, ma non è facile, soprattutto con i più piccoli. In molti hanno vissuto lutti e quarantene. Al fianco dei bambini ci sono spesso anche le mamme che ascoltano le lezioni, bisogna entrare con umiltà e in punta di piedi nelle loro case, ma risulta impossibile essere presenti totalmente sia per i bambini in classe, sia per quelli a casa. Ci sono bambini che in classe non sono mai tornati, soffrono molto per questo. Non possiamo sapere se sia un anno perso o un anno in cui sono cresciuti in altra maniera, ma è certo che in quest’ultimo mese serviva una posizione netta, così è sofferente per tutti, soprattutto per i bambini. Siamo stanchi di vederli soffrire”. Alle sue parole fanno eco quelle di Fulvia, docente di una scuola superiore nel barese.

“Da mamma sono felice che mi sia stata data opportunità di scegliere, da docente no – ha sottolineato –  negli  ultimi consigli molti genitori si sono lamentati che i figli sono diventati ansiosi, alcuni non riescono a dormire, hanno appetito ridotto. Sono in uno stato di depressione, non tanto per la dad, ma perché non hanno altro al di fuori di questo. La dad pesa in questo senso, ma d’altro canto sono in molti a preferirla per diverse ragioni, anche solo per la questione mezzi di trasporto. Per noi docenti è diverso però. Con la didattica mista alcune materie sono penalizzate, inoltre,  si perde troppo tempo. L’ora di lezione si riduce a mezz’ora. Intanto i ragazzi perdono tempo prezioso. Nella nostra scuola, con una popolazione di quasi 700 persone in presenza ci sono circa il 10% degli studenti. Non siamo contrari alla dad, se si deve fare si fa e visto che non si sono risolte tante dinamiche di contorno forse è anche meglio così. Ma la possibilità di scelta è deleteria, crea scompensi che gravano sui ragazzi” – ha concluso.

Dello stesso avviso è anche Valentina, docente di scuola media, per la quale ad aggravare la situazione vi è anche una sorta di discriminazione che avviene nei confronti dei genitori che, di fatto, non possono lasciare i propri figli a casa. “Ci sono mamme che possono essere presenti a casa, altri che lavorano e non possono permetterselo – ha commentato – ci sono situazioni per le quali alcune mamme si sentono in colpa perché sono costrette a mettere a rischio i propri figli, ma anche i propri cari, trovandosi costretti a lasciare i figli dai nonni. La dad in sé non è problematica, è ovvio che è sempre meglio la didattica in presenza, ma in situazioni di emergenza dobbiamo adeguarci tutti. Certo, la scuola è sicura, ma questo periodo è quello che è. Tutto quello che fa da contorno alla scuola non funziona e spaventa. La possibilità di scelta, forse per togliersi il peso di una responsabilità, è altrettanto pericolosa. Noi insegnanti non riusciamo a seguire bene tutti gli alunni e non tutti i genitori possono fare altrettanto da casa, i ragazzi e i bambini si sentono demotivati. Serviva una decisione uguale per tutti” – ha concluso.

Un allarme simile è stato lanciato da Roberto Romito, presidente dell’Associazione presidi della Puglia. Romito, negli scorsi giorni, aveva sottolineato che la basse percentuale di studenti tornati a seguire le lezioni in presenza dimostra il totale fallimento della riapertura, soprattutto nel secondo ciclo. In seguito ad un monitoraggio è emerso che nelle scuole del secondo ciclo sta frequentando solo il 6,6% degli studenti, contro il 56,6% del primo. Numeri che, secondo Romito, non solo mostrano il fallimento del rientro a scuola, ma anche la necessità di prendere una posizione diversa per salvaguardare una situazione che può aggravarsi e pesare, sempre più, sugli studenti.

“E’ un disastro totale – ha commentato infine Rosaria, insegnante di scuola elementare – i bambini a casa non possono fare più di due ore,  ma si va sempre a sforare. I genitori chiedono le stesse attività dei bambini in presenza. Intanto, gli alunni in presenza devono modulare i loro tempi in base a chi è a casa. Prima iniziavamo alle 8.15, ora aspettiamo le 9. Con la dad stacchiamo alle 12.30 e intanto non possiamo proseguire con le lezioni, quindi quelli in classe non fanno nulla fino alle 13.40. A questi problemi se ne aggiungono tanti altri e si rischia inoltre di trascurare gli alunni. Certo, ad alcuni genitori fa comodo, ma le valutazioni sono completamente falsate. Alcuni bambini hanno chi li segue, anche a pagamento. Vengono discriminati quelli che hanno i genitori che lavorano e che non possono seguirli. I più deboli soccombono. Emiliano sarebbe stato criticato in ogni caso, anche io da mamma non avrei mandato mio figlio vista la situazione esterna, ma così è un disastro. Bambini e ragazzi stanno perdendo anni importanti per la formazione” – ha concluso.


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