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“Qualche giorno fa abbiamo celebrato la festa dei lavoratori e io non me la sento di chiamarla festa. Quella del lavoro” è “una emergenza nell’emergenza”. Lo ha detto oggi la presidente del Consiglio regionale pugliese, Loredana Capone, in apertura dei lavori ricordando inoltre anche i nomi di alcune vittime sul lavoro. “Non me la sento di chiamarla festa per tutte quelle famiglie a cui questa pandemia ha distrutto sogni e sacrifici, non me la sento per Natalino, 49 anni, di Taranto che il 29 aprile ha perso la vita nel porto di Taranto, per Luana, 22 anni, giovanissima mamma della provincia di Prato, che il 3 maggio è morta mentre lavorava in una fabbrica tessile, per tutte quelle vite che in questi anni sono rimaste all’ombra delle economie” – ha sottolineato.

“Se è vero che l’Italia non può vivere senza il lavoro, però, dobbiamo dircelo, è vero anche che la dignità e la sicurezza sul lavoro sono la chiave di una ripartenza non solo post pandemica, ma civile e democratica” – ha proseguito Capone, secondo la quale “la battaglia per i diritti sociali, come quella per il lavoro, non può che andare a braccetto con la battaglia per l’affermazione dei diritti civili. Penso, come tutti voi, credo, alla discussione di questi giorni sulla legge Zan e al fatto che questo abbia riacceso l’attenzione su un tema centrale per il nostro Paese: quello delle libertà personali. Mi auguro che il dibattito in Parlamento possa riprendere e concludersi al più presto. Ognuno esprimerà la sua opinione, ma sarebbe importante riprendere le fila della lotta alle parole d’odio anche qui, nella nostra Aula” – ha concluso.


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