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“Coerentemente con la posizione sempre assunta dal Comune anche in questa occasione abbiamo ribadito la nostra ferma contrarietà alla realizzazione dell’impianto di ossicombustione NEWO”. A dichiararlo il sindaco di Bari Antonio Decaro che ha poi elencato le motivazioni per le quali l’impianto “non è né utile al nostro territorio né sufficientemente valutato in relazione al suo possibile impatto. Siamo fortemente preoccupati per le ricadute sanitarie e ambientali di questa iniziativa privata che è in controtendenza rispetto alle politiche di incremento della raccolta differenziata sostenute nell’area metropolitana di Bari.”

Nella conferenza di servizi di ieri il Comune di Bari ha infatti formalizzato il parere negativo relativo al riesame dell’AIA dell’impianto di ossicombustione NEWO. I profili di criticità dell’intervento industriale sono stati tutti puntualmente esposti sia nella relazione del sindaco che in quelle delle strutture tecniche comunali. Tra l’altro è stato anche ribadito come il provvedimento favorevole di pre-screening VIA (valutazione di impatto ambientale), rilasciato dagli uffici regionali qualche giorno fa, presenti rilevanti criticità con particolare riferimento ai profili di potenziale rischio per la salute pubblica e l’ambiente. A tal proposito, già in occasione della Conferenza di Servizi di ottobre 2017, il Comune aveva richiesto con forza l’esecuzione di uno studio epidemiologico. Nonostante la società proponente si fosse, all’epoca, dichiarata disponibile ad accettare tale prescrizione, ad oggi non risulta sia stata ottemperata, aumentando così i margini di inaccettabile incertezza circa le ricadute del progetto.

La posizione espressa dal Comune si sofferma anche sulla idoneità dell’impianto proposto da NEWO a soddisfare gli interessi pubblici primari del territorio, anche in considerazione delle formali dichiarazioni rese da Amiu Puglia e Ager. Infatti, non si comprende come NEWO intenda reperire i materiali destinati al proprio ciclo produttivo, se non dal ciclo pubblico dei rifiuti. Ma senza una procedura pubblica ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici, l’uso di materiali provenienti dal ciclo pubblico va senz’altro escluso. Ciò si traduce nella più totale indeterminatezza della sostenibilità della iniziativa. In conclusione, la riconfigurazione del progetto in sede di riesame pone nuovi grandi interrogativi sia giuridici sia tecnico-ambientali.

Il Comune di Bari ritiene il nuovo progetto, soprattutto sotto il profilo ambientale, completamente carente in ordine alla gestione e destinazione dei reflui liquidi prodotti dall’impianto. Appare pertanto assolutamente ingiustificata la mancata sottoposizione a VIA dell’impianto, disposta dagli uffici regionali. Per il Comune di Bari è indispensabile inoltre integrare, aggiornare e completare le valutazioni ambientali, sanitarie e di rischio industriale (solo parzialmente e superficialmente) effettuate nell’ambito del procedimento originario, necessità ormai indifferibile nel contesto delle procedure pendenti di riesame dell’AIA.

Il Comune ha inoltre rilevato l’inadeguatezza e insufficienza delle valutazioni effettuate sulla disciplina dei rischi da incidente rilevante. Lo stabilimento NEWO, in sé, è stato dichiarato esente dall’applicazione di tale normativa (c.d. normativa Seveso) in base ad un calcolo incompleto delle soglie di pericolosità, che va necessariamente riformulato. Difatti, nel computo originario non si è tenuto conto delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti in ingresso. In aggiunta, lo stabilimento progettato ricade entro la “terza fascia di rischio”. Anche con riguardo alle emissioni dell’impianto non risultano previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo le attività di misurazione delle nanoparticelle al camino.

Tra gli altri fattori per i quali quello del Comune di Bari è un no secco alla realizzazione dell’impianto anche la questione, ricordata, di come il monitoraggio della falda della zona industriale di Bari – Modugno, eseguito su pozzi esistenti, abbia evidenziato la presenza di superamenti per i parametri di tetracloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene e tricoloroetilene, collegati alle attività antropiche svolte nell’area che fanno uso di PCE come solventi, sgrassanti e processi di produzione PVC o dalla dissoluzione di scorie catramose. È assolutamente indispensabile eseguire una caratterizzazione di dettaglio per individuare le aree sorgenti della contaminazione e circoscrivere le porzioni di falda contaminata, per poi metterle in sicurezza. Ciò sia per consentire alle Autorità di disporre le prescrizioni gestionali e operative necessarie alla luce dello stato di contaminazione già accertato, sia per evitare che la realizzazione e l’esercizio dello stabilimento incidano, aggravandola o rendendone più onerosa o difficile la verifica, sullo stato di conclamata contaminazione della falda.

Quelle elencate sono solo alcune delle osservazioni proposte dal Comune di Bari a supporto del proprio parere negativo. In un simile contesto critico, il Comune ha dunque deciso di opporsi, anche attraverso un ulteriore ricorso al TAR, alle determinazioni assunte dagli uffici regionali che hanno inteso escludere dalla VIA il nuovo progetto NEWO, auspicando che tale tipologia impiantistica non venga confermata nel nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.


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