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La Puglia è un porto di mare proteso verso il Mediterraneo e, da oggi, è anche una delle piattaforme regionali più importanti di “PescAgri”, l’associazione costituita da CIA Agricoltori Italiani della Puglia, per la tutela e la valorizzazione della pesca e dell’acquacoltura. La declinazione pugliese di “PescAgri” è stata presentata ieri, a Santa Maria al Bagno (Lecce), in occasione di un partecipato convegno cui hanno partecipato rappresentanti istituzionali e del mondo imprenditoriale e sindacale.

“Con ben 865 chilometri di costa, 2.400 aziende e 7.610 addetti, la Puglia è la quinta regione in Italia della cosiddetta Blu economy (economia blu), raggruppando differenti tipologie di attività legate direttamente e indirettamente al settore della pesca e dell’acquacoltura”, ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia. Nel 2020, la Puglia ha realizzato il 12,5 per cento del pescato italiano e rappresenta il 13 per cento della flotta dei pescherecci d’Italia.

“Abbiamo presentato la nostra associazione e siamo al fianco dei tanti lavoratori del settore ittico che danno vita alla manifestazione di protesta ‘Salviamo la pesca’”, ha aggiunto Carrabba. “Questo è un settore che merita attenzione, intelligenza strategica e un’adeguata assegnazione di risorse che ne rilancino lo sviluppo, salvaguardando i posti di lavoro e implementandone di nuovi sulla scia, soprattutto, del Recovery Plan e delle azioni messe in campo per la transizione ecologica”.

“Dai porti del Gargano a quelli di Bari e Barletta-Andria-Trani, le grandi piattaforme logistiche portuali di Taranto e Brindisi, le aree portuali di Gallipoli e Otranto nel leccese: sono gli avamposti di un’economia che è ponte e vettore di scambi e sviluppo”, ha spiegato Marilena Fusco, direttore nazionale di PescAgri. “La nostra associazione ritiene che tutto questo, assieme ai mercati ittici, alle flotte dei pescherecci pugliesi e alle tante imprese che fanno acquacoltura in modo sempre più innovativo e sostenibile, vada sostenuto con politiche capaci di moltiplicare le occasioni di sviluppo e occupazione potenziando l’integrazione del settore ittico con quello della ricerca, del turismo, dell’economia blu più moderna e sostenibile”.

La direttrice generale di CIA Agricoltori italiani, Claudia Merlino, ha rimarcato, perciò, l’importante ruolo svolto dall’Associazione al fine di sostenere le imprese nei loro processi di riorganizzazione, rilancio e sviluppo.

La Puglia esprime numeri di tutto rilievo e si colloca al quinto posto per numero d’imprese attive nella filiera ittica: nel Bel Paese sono complessivamente 27.230 e il “Tacco d’Italia” è preceduto per numeri solo da Veneto (3.987), Sicilia (3.849), Campania (3.489) ed Emilia Romagna (2.859).

Le localizzazioni, vale a dire le sedi e unità locali, sono 33.649: Bari e Barletta-Andria-Trani (1.219) sono tra le dieci aree italiane dove più alto è il numero di localizzazioni attive e rientrano anche nella ‘top ten’ per numero di addetti (3.063). A seguire Lecce che conta 1.505 addetti, Foggia 1.425, Brindisi 837 e Taranto 780. Le statistiche elaborate da Davide Stasi, data analyst dell’Osservatorio Economico di CIA Puglia, sono contenute nel volume “Dal mare alla tavola. La filiera ittica in Italia”.

Il vicepresidente di CIA Puglia, Giannicola D’Amico, che ha moderato l’evento, ha ringraziato tutti i presenti: l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Donato Pentassuglia; il senatore Dario Stefano; la presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone; il presidente del Gal Terra d’Arneo, Cosimo Durante; l’assessore comunale di Nardò, Mino Natalizio e gli altri ospiti intervenuti in videoconferenza: l’europarlamentare Giuseppe Ferrandino; il deputato Giuseppe L’Abbate, componente della Commissione Agricoltura e il presidente Agci, Giovanni Schiavone.

 


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