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Nomisma lancia “Territori del Welfare”, il progetto che mira a individuare le condizioni insediative, economiche e assistenziali tali da favorire il trasferimento della propria residenza in aree vocate del nostro Paese. Un Territorio del Welfare è in grado di attrarre la popolazione anziana in virtù dei servizi che è in grado di offrire sfruttando modelli di intervento pubblico quali il budget di salute e agevolazioni fiscali che trovano abbondante giustificazione nella attivazione di economie locali altrimenti destinate a degradare completamente. In un Territorio del Welfare si genera una vera e propria economia dei servizi che costituisce fonte di lavoro per molti giovani e, attraverso la capacità di spesa dei nuovi cittadini, si mettono in sicurezza servizi essenziali di tipo commerciale e pubblico.

Su quest’idea Nomisma per Fondazione con il Sud ha condotto uno studio da cui emerge che nel Mezzogiorno vi sono 315 comuni che per caratteristiche logistiche, demografiche, immobiliari sarebbero già pronte a rientrare nella categoria Territorio del Welfare. In Puglia sono stati individuati 34 comuni potenzialmente eleggibili e a livello territoriale e Lecce è la provincia che sale al primo posto della classifica con 17 comuni, seguita da Foggia (10 comuni). I tratti distintivi che accomunano i Territori del Welfare sono le dimensioni: piccole città, sobborghi o zone rurali caratterizzate da una media o bassa densità di popolazione e comuni con processi di spopolamento in corso, ma con una quota non marginale di popolazione più giovane che possa creare iniziative sul territorio. Territori a bassa densità turistica, capace di garantire una quota non trascurabile di alloggi a disposizione, seconde case ormai vuote che possano ospitare nuova popolazione.

I 34 comuni individuati da Nomisma nella regione Puglia presentano un numero di residenti complessivi che ammonta a circa 160mila abitanti, per una dimensione media di poco superiore ai 4.600 abitanti. All’interno dello studio, attraverso una collaborazione con il Comune di Cursi, Nomisma ha simulato l’impatto generato nella provincia di Lecce dal trasferimento di 150 anziani in un Comune di poco più di 4.000 abitanti. La ricaduta economica annua sarebbe di circa 1,5 milioni di euro (sette volte il volume di affari che lo stesso comune ha incassato nel 2019 sul turismo nello stesso periodo) e un’occupazione aggiuntiva di 31 lavoratori. Proiettando queste stesse incidenze sui comuni pugliesi individuati si può stimare un indotto economico per la regione superiore a 30 milioni con un impatto occupazionale di 1000 posti di lavoro.

La pandemia di COVID-19 ha reso eclatanti alcune caratteristiche del tradizionale modello di welfare assistenziale del nostro Paese. In particolare, è emersa in maniera drammatica l’inadeguatezza del modello di assistenza agli anziani incentrato sulle RSA ma anche dei modelli assistenziali ormai incapaci di tenere conto dei cambiamenti demografici, come l’invecchiamento della popolazione, e culturali.

Parallelamente si assiste alla crescente “fortuna” di soluzioni individuali legate alla ricerca di condizioni economiche migliori spesso legate a tassazioni di particolare favore. Le migrazioni dei pensionati italiani verso paesi quali il Portogallo costituiscono un’evidente perdita di risorse per il nostro Paese che potrebbe offrire condizioni comparabili in termini di costo della vita e migliori come qualità dei servizi e delle relazioni sociali.

I territori del welfare in Puglia – Lecce (Andrano, Botrugno, Calimera, Castri di Lecce, Castrignano de’ Greci, Collepasso, Corsano, Cursi, Melissano, Miggiano, Montesano Salentino, Neviano, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto, Spognano e Supersano); Foggia (Ascoli Satriano, Biccari, Carpino, Deliceto, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate, Serracapriola, Troia); Taranto (Faggiano, Fragagnano, Montemesola); Brindisi (San Michele Salentino, Torchiarolo); Bari (Sammichele di Bari); Barletta-Andria-Trani (Spinazzola).


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