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Antonio Di Mauro è un pediatra. Classe ’84, attualmente è pediatra di famiglia a Margherita di Savoia (BAT). Si è laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in pediatria e dottore di ricerca in Scienze Biomolecolari Farmaceutiche e Mediche presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. E’ attivo nella divulgazione scientifica sui social media e autore di pubblicazioni in ambito neonatologico e pediatrico su riviste internazionali. E’ segretario della Sezione Pugliese della SIP (2016-2020) ed è stato membro del Direttivo Nazionale dell’Osservatorio Nazionale degli Specializzandi in Pediatria (2014-2016).
1) I bambini sono tutti rientrati a scuola, preoccupa la loro convivenza nella comunità scolastica per i contagi da Covid? “Alla felicità per il rientro a scuola e per i benefici che questo comporta, sia sul piano didattico che psicologico, noi pediatri non possiamo non essere preoccupati per l’aumento di contagi da Covid che, inevitabilmente, ci sarà e che dovremo contrastare. Se per gli adolescenti  (over 12) c’è un lieve ottimismo visto l’andamento della campagna vaccinale – che ormai vede per le prime dosi raggiungere più del 75% di adolescenti vaccinati – la fascia d’età che più ci preoccupa è quella dei under 12, e in particolare quella dei bambini più piccoli. Questa popolazione è infatti da considerare altamente suscettibile all’infezione per la mancanza di un vaccino autorizzato in questa fascia di età e, ovviamente con l’abbassarsi dell’età, per la maggiore difficoltà nel rispetto delle regole anticontagio. A complicare la situazione, vi è poi che proprio i bambini più piccoli sono quelli maggiormente esposti anche alle altre comuni infezioni respiratorie e che quindi maggiormente affluiscono nei nostri ambulatori.
Impossibile per noi pediatri identificare i casi covid – spesso indistinguibili per sintomatologia dalle altre infezioni respiratorie – senza l’ausilio di un tampone. Per mantenere sicuri gli ambulatori e le scuole (come qualsiasi altro luogo chiuso), abbiamo bisogno di testare immediatamente i casi sospetti. Purtroppo su questo tema non siamo ancora pronti, nonostante i pediatri si siano più volte resi disponibili ad eseguire tamponi per la popolazione pediatrica. Non abbiamo infatti a disposizione nei nostri ambulatori (o in strutture dedicate con accesso prioritario alla popolazione pediatrica) dei tamponi rapidi che possano far accedere in sicurezza il bambino sospetto alle visite (così come accade negli ospedali) o che permetta in piena sicurezza ai bambini dopo una assenza per malattia/quarantena di rientrare in comunità.
Per supplire a questa carenza organizzativa, i genitori spesso sono costretti a ricorrere al privato (farmacie o laboratori) in caso di febbre o per il rientro in comunità dopo malattia. E questo con l’aumento della patologia respiratoria stagionale graverà molto sulle tasche delle famiglie e creerà non pochi problemi di gestione e sicurezza nelle scuole e negli ambulatori stessi2.
2) Siete preoccupati per un eventuale inasprimento del virus nei confronti dei piccoli? L’insorgere di varianti sempre più aggressive all’interno di una popolazione suscettibile è possibile. Al momento quello che ci aspettiamo è che con l’aumentare di casi covid nella popolazione pediatrica aumentino anche quelli – per fortuna pochi – che necessitano di ricovero ospedaliero o terapia intensiva pediatrica. Speriamo che presto arrivi anche per i più piccoli un vaccino efficace e sicuro anche per questa ultima fascia d’età che è rimasta suscettibile all’infezione.
3) Esistono degli integratori o vitamine che possano contribuire a preservarli? Non vi sono evidenze solide su integratori o vitamine che possano prevenire l’infezione da Covid. Dieta sana e varia, stile di vita corretto e regole anticontagio (distanziamento, mascherina, lavaggio di mani, aerazione degli ambienti) restano i cardini della prevenzione – almeno fino all’arrivo di un vaccino.
 4) Preoccupa molto in questo momento la possibilità di dover presto avere a disposizione un vaccino anti covid anche per i bambini al di sotto dei 12 anni, lei in merito cosa pensa? Che dovrebbe preoccupare il contrario. Dovrebbe preoccupare l’assenza di un’arma in un arsenale. Non la presenza. Siamo in attesa che le agenzie regolatori autorizzino – sulla base degli studi al momento disponibili – l’utilizzo del vaccino anche al di sotto dei 12 anni. Sicurezza ed efficacia saranno ovviamente valutati attentamente. Più armi abbiamo contro il covid e meno dovremo preoccuparcene.
5) In attesa di un vaccino contro il virus, ritiene necessario vaccinare i piccoli contro l’influenza stagionale? Perché?  Vi sono ragioni sia di carattere personale che comunitario. L’influenza circola molto nella popolazione pediatrica e – contrariamente al pensare comune – anche l’influenza causa spesso ospedalizzazioni e sequele nella fascia pediatrica. L’influenza non è mai “banale”. Inoltre i bambini sono spesso – loro malgrado – gli untori degli adulti e – specialmente – delle popolazione più vulnerabile: i nonni. Ogni bambino vaccinato ostacola quindi la circolazione del virus per tutti: grandi e piccini. Avere un bimbo vaccinato per l’influenza non lo farà ammalare, aiuterà il suo pediatra nella diagnosi differenziale con il Covid, non peserà sul sistema sanitario già provato dall’epidemia, eviterà di far circolare il virus in famiglia. Direi che ci sono tanti buoni motivi per vaccinarsi. Potranno vaccinarsi i bambini dai 6 mesi in su. E anche – non dimentichiamolo – le donne in gravidanza”.

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