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“Sognare da qui è difficile, se non impossibile. Non so se ce la farò”. A raccontarlo a Borderline24 è Caterina, una ragazza barese, precisamente di Santo Spirito, che sogna di diventare motociclista da quando di anni ne aveva 11. Adesso ne ha da poco compiuti 18, si sta preparando per un trofeo locale, ma sogna il Women’s European Cup per il quale ci vogliono almeno 16mila euro di partenza.

“Nel percorso incontro tanti ostacoli – racconta – la Puglia per questo tipo di sogno, è il posto sbagliato”. Dai costi del settore, troppo alti, alla carenza di strutture, sino ad arrivare all’assenza della cultura del motociclismo, soprattutto per quanto riguarda le donne che ancora vengono guardate con occhio critico o sospetto quando si avvicinano a quegli sport e a quei lavori considerati prettamente “da uomini”. Nonostante questo però, Caterina non si è arresa e, tra le lezioni a scuola (frequenta l’ultimo anno del liceo classico) e gli allenamenti in pista, pur non seguita da un team specifico, prosegue il suo percorso.

“La mia passione – racconta –  è nata quando ero piccolina. Mio padre veniva a prendermi sempre in moto a scuola. E’ un bellissimo ricordo che mi lega a lui e alle moto”. La sua voglia di guidare i veicoli a due ruote, spiega, si è fatta ancora più concreta quando di anni ne aveva 11 anni. “Guardando mio fratello prendere lezioni con lo scooter per conseguire il patentino, ho insistito così tanto da riuscire ad ottenere il permesso di salire a bordo delle due ruote. Così ho imparato le basi. Da allora non voglio fare altro che stare in moto, ma in pista ci sono arrivata per caso solo a 16 anni”. E’ a quell’età che, presa consapevolezza della presenza di alcune realtà, seppure piccole, scoprì di un evento in pista riservato alle ragazze.

“All’inizio non volevo andarci, avevo tanti dubbi e tante paure – racconta – poi però ho preso coraggio. Ero la più piccola e la più lenta, ma senza i ragazzi, spesso spavaldi, mi sentivo tranquilla. Quello è stato il mio primo giro in pista, da quel momento ho capito che non volevo fare altro”. Le maggiori difficoltà sono arrivate proprio da quel momento in poi, quando Caterina ha realizzato che per correre in pista non bastava più soltanto avere tanta passione, ma era necessario investire anche denaro e interfacciarsi con una carenza di strutture e opportunità, sia in generale nell’ambito motociclistico, sia per le donne, soprattutto.

“Serve un bel gruzzolo se vuoi vivere di questo – sottolinea – inoltre non siamo in Emilia Romagna, per fortuna qui abbiamo l’Autodromo del Levante, ma non si può considerare al pari di tante altre strutture al Nord, dove hai più opportunità. All’inizio ho avuto molte difficoltà. E’ grazie all’aiuto dei miei che ho trovato la prima moto, è stata ferma tanto tempo causa lockdown. A maggio 2020, appena siam potuti uscire, la prima cosa che ho fatto è stata andare in pista. Ho iniziato a credere di potercela fare e ho deciso di puntare al Trofeo Inverno, ma sapevo che per iniziare a gareggiare avrei avuto bisogno di una nuova moto e non potevo proprio permettermela” – ha raccontato senza nascondere il rammarico.

Quello è stato l’unico momento in cui Caterina ha pensato di non potercela fare. “Ma non ho mai pensato di mollare – prosegue – la verità è che non ce l’avrei fatta se fossi stata da sola. Mentre io mi abbattevo ho avuto persone intorno a me che ci hanno creduto. Il mio ragazzo è andato a mia insaputa a chiedere aiuto ad alcuni negozi in città e quando ho visto che gli sconosciuti credevano in me ho preso coraggio per creare una raccolta fondi e ho ricominciato a sognare. Oggi, grazie all’aiuto di chi mi ha dato supporto, ho finalmente una moto adatta per andare in pista”.

Adesso Caterina si sta preparando per il Trofeo inverno, ma punta più lontano e sogna la Women’s European Cup, la prima gara completamente femminile organizzata nell’ambito motociclistico “E’ un settore in  cui le donne non hanno molte opportunità – ha spiegato – le gare sono tutte miste, con classifiche a parte per le ragazze. Ma c’è questo torneo in cui finalmente, per la prima volta, si da spazio al motociclismo femminile. Punto ad arrivare lì, ma ho ancora tanta strada da fare. Non ho un team, ho iniziato a prendere lezioni in una scuola che ha sede in tutta Italia, ma sono pacchetti. Ce la sto mettendo tutta, devo investire molto” – ha sottolineato.

Oggi, la sua settimana tipo è composta da mattinate a scuola e pomeriggi o in palestra o in pista. “Pretendo il massimo da me. So che non sarà mai facile, la mia famiglia mi supporta nonostante tutte le paure, mia nonna mi dice sempre ‘corri forte, ma con prudenza’ e piange tutte le volte che vado in Autodromo, le ricorda mio nonno, ma so che dovrò andare via da qui per crescere e migliorare. Chi parte dalla Puglia, parte con uno svantaggio grandissimo sugli aspiranti motociclisti del Nord che hanno piste più belle e vivai che sono il cuore pulsante di questo sport. Farò un passo alla volta, prima mi giocherò in casa il trofeo. Non penso di vincere, ma darò il massimo. Poi inizierò a pensare alla Women’s european cup” – ha sottolineato senza nascondere i timori per il futuro.

“Potrò partecipare solo mettendo da parte altri soldi – ha raccontato ancoa – ci vogliono almeno 16mila euro di partenza per poter gareggiare lì e non avendo un team che mi segue e investe su di me la vedo dura. Mi piace così tanto quello che faccio che ho troppa paura di fallire, mi guardo e penso che sono solo una ragazza squattrinata in Puglia. Forse non ce la farò, ma è il mio sogno e voglio provare a viverlo” – ha concluso.

 


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