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“A una settimana dalla ripresa delle attività didattiche nessuna delle emergenze e dei disagi che avevamo preannunciato già dallo sciopero del 10 dicembre ha trovato risposta”. E’ quanto scrivono in un comunicato le segreterie Regionali di Puglia, tra queste Flc Cgil, Uil Scuola, Snals e Fgl riferendosi, in particolare alle questioni di cui si è dibattuto moltissimo negli scorsi giorni in merito al rientro a scuola.

Dal numero di alunni per classe, al distanziamento, sino alla proroga dell’organico COVID, ai sistemi di areazione, ai presìdi sanitari scolastici e ancora allo screening e monitoraggio sistematico gratuito. Ma non solo, anche i trasporti scolastici dedicati, il ruolo attivo delle ASL a garanzia della didattica in presenza e la distribuzione gratuita di mascherine FFP2. Sono solo alcune delle questioni che preoccupavano e preoccupano tuttora le sigle sindacali.

“La situazione – proseguono nella nota – si è ulteriormente aggravata, questa volta per un discutibilissimo intervento del Dipartimento regionale alla salute che impone ai dirigenti scolastici la continua compilazione di dichiarazioni sottoscritte per tutta la crescente mole di casi di tracciamento quotidiani” – hanno sottolineato riportando quanto accaduto. “Il sette gennaio – scrivono – il D.L. n. 1/22 ribadisce la didattica in presenza e individua una serie di protocolli diversificati tra gradi di scuola. L’8 gennaio viene emanata una nota congiunta dei due ministeri all’istruzione e alla salute che introduce modalità di gestione dei casi di positività in ambito scolastico così cervellotiche da sconfinare nella patologia mentale. Da quel momento si è scatenato un pandemonio burocratico”.

Da allora, hanno sottolineato “si è pensato, come solitamente avviene, di scaricare sulle scuole e sulla diretta responsabilità dei dirigenti scolastici, cui va la nostra solidarietà politica e sindacale, l’immane incombenza di garantire una didattica in presenza trasformata da sacrosanto valore pedagogico in strumento di consenso politico da perseguire a prescindere dalle condizioni di reale fattibilità in cui si sono volutamente lasciate le scuole per responsabilità diretta del governo, del ministro all’istruzione e della Regione” – hanno proseguito citando uno dei casi, nello specifico l’organico COVID che, proseguono “non sarebbe stato prorogato senza l’indizione dello sciopero del 10 dicembre, misura necessaria che non avrebbe dovuto essere messa neanche minimamente in discussione”.

“Oggi – continuano – allo stress amministrativo causato dal governo si aggiungono provvedimenti regionali che stanno sprofondando le scuole pugliesi in una situazione di ansia che sconfina ormai nel vero e proprio mobbing per molestie burocratiche per cui alle scuole, trasformate in succursali delle ASL ventiquattrore su ventiquattro, vengono demandati compiti che, in realtà, competono solo ed esclusivamente al personale sanitario. Per questi motivi si chiede l’immediato ritiro della nota n. 5 del 18 gennaio 2022 inviata dal Dipartimento della Salute nonché la convocazione di un tavolo per definire una volta per tutte le rispettive competenze” – hanno evidenziato ancora.

Ragioni, queste ultime che hanno portato le organizzazioni a preannunciare che, “laddove quanto dichiarato non verrà preso in debita considerazione, chiameranno allo stato di agitazione tutto il mondo della scuola pugliese insieme alle famiglie e agli studenti e chiederanno ai Dirigenti Scolastici di consegnare le chiavi delle scuole ai Prefetti per fermare una deriva che, a parole, impone la didattica in presenza ma, di fatto, induce all’adozione di un insegnamento spurio e manda tutti allo sbaraglio” – hanno concluso.

Foto repertorio


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