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Tonucci: “Bari è casa mia, non sarei mai andato via”

Il doppio ex di Bari e Juve Stabia ripercorre la sua esperienza in biancorosso e commenta la situazione attuale dei galletti

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Ven, 16 Gennaio 2026 - 15:42
Foto Tonucci 2

Tra rumors di calciomercato e ricorrenze, il Bari prova a voltare pagina per riprendere il cammino verso una salvezza che, al momento, appare molto complicata. Il prossimo ostacolo da superare sarà la Juve Stabia, reduce dal pareggio interno contro il Pescara.
Per affrontare i vari temi legati a questa gara e per fare un piacevole tuffo nel passato biancorosso, abbiamo interpellato un doppio ex di Bari e Juve Stabia: Denis Tonucci, che si è concesso in esclusiva ai microfoni di Borderline24.com.

Come sta andando questa stagione alla Vis Pesaro sia dal punto di vista personale che dal punto di vista di squadra?
“A livello di squadra siamo in linea con le aspettative societarie. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere la salvezza il prima possibile, come successo anche l’anno scorso. A livello personale sono contento perché ricopro un ruolo importante nello spogliatoio durante la settimana: riesco a essere di supporto per i compagni più giovani. È una cosa che mi piace, il mister sa che può contare su di me”.

Ha già pensato a cosa fare una volta appesi gli scarpini al chiodo?
“Sicuramente resterò nel mondo del calcio, perché per me il calcio è vita. Sono nato con gli scarpini e non mi vedo in altri ambiti. Mi piace rapportarmi con i giovani e, magari, potrei allenare nei settori giovanili”.

Se pensa alla sua carriera, ci sono dei rimpianti e soprattutto un momento che ricorda con particolare soddisfazione?

“Sono tanti, però gliene dico uno. Mi porto ancora dentro la partita persa nei play-off contro il Novara. Quell’anno avevamo una squadra davvero forte, purtroppo uscire così al primo turno dei play-off in una partita rocambolesca è uno dei grandi rammarichi della mia carriera. Per quanto riguarda le situazioni felici e positive, invece, ce ne sono state tante: giocare in massima serie o vincere partite importanti regala tanti ricordi. Ci sono episodi che conservo con orgoglio, come la rete in rovesciata nel derby con il Foggia”.

Ha citato episodi legati al Bari: possiamo dire che Bari è stata un’esperienza positiva?

“Il ricordo di Bari lo porterò sempre nel cuore. Non sarei mai andato via se non ci fosse stato il fallimento del club. Andai via a gennaio perché già nell’aria c’erano dei sentori negativi e non avevo un grande feeling con l’ex direttore sportivo Sogliano. Ma Bari per me è casa: il mio sangue è per metà pugliese, perché mia mamma è di lì, ho tanti parenti e nei tre anni trascorsi in Puglia ho stretto ottime amicizie anche fuori dal calcio”.

Si aspettava di vedere il Bari in questa posizione di classifica a metà stagione?

“Chiaramente 17 punti al 15 gennaio sono pochi per una società prestigiosa come il Bari, con una rosa comunque composta da giocatori importanti, anche di categoria superiore, che hanno fatto Serie A. Da calciatore non me lo sarei mai aspettato”.

Secondo la sua esperienza, il calciomercato invernale può rappresentare una soluzione per cambiare la situazione della squadra?

“Sicuramente non è una cosa che può far svoltare tutto in maniera certa, però può portare una bella ventata di ossigeno per alcuni ragazzi che finora non hanno espresso il loro potenziale. L’arrivo di nuovi compagni può tirar fuori quel qualcosa in più che magari finora non sono riusciti a dare”.

Nella tifoseria c’è un clima strano, un mix tra apatia e rabbia…

“È difficile, perché quando un giocatore non sente l’affetto e la stima dei propri tifosi è complicato dare tutto. Però il professionista deve scindere le due cose. Penso che la situazione sia anche dovuta al fatto che la tifoseria non accetta il discorso della multiproprietà, e questo ricade negativamente sui giocatori. A San Nicola, dove una volta c’erano 30-35 mila persone, adesso non c’è più lo stesso calore. È difficile per i ragazzi tirare fuori il massimo”.

Tornando al calcio giocato, sabato ci sarà Bari – Juve Stabia. Che partita si aspetta?
“La partita sarà difficile, perché la Juve Stabia sta facendo un ottimo campionato, come l’anno scorso. Hanno un allenatore giovane che ho incontrato da avversario l’anno scorso alla Ternana. Ignazio Abate è un allenatore bravo, con buone idee, e i giocatori lo seguono. Non sarà facile per il Bari”.

Ieri, 15 gennaio, è stato il compleanno del Bari, 118 anni di storia. Vuole fare un augurio alla squadra e ai tifosi?
“Certamente. L’augurio è che il Bari raggiunga quello che merita, perché la città, la piazza e la storia meritano la Serie A e campionati importanti. Spero che la squadra riesca a salvare la categoria. Ai tifosi chiedo di sostenere la squadra e i propri colori e di tornare a esultare insieme ai propri giocatori, perché il Bari ritorni dove merita”.

Foto Vis Pesaro calcio

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