Apri lo smartphone per una pausa veloce e ti imbatti in un video ipnotico: una ragazza perfettamente truccata stende un velo di pellicola trasparente sulla bocca, sistema sopra ravioli fumanti o un pezzo di torta glassata, mima qualche morso e poi con un sorriso rimuove tutto. Nessun boccone inghiottito, nessuna caloria. Il trend, nato sulle piattaforme cinesi come Douyin e rapidamente rimbalzato su TikTok, ha accumulato milioni di visualizzazioni promettendo un’idea tanto semplice quanto pericolosa: simulare l’atto di mangiare basterebbe a “ingannare” il cervello e ridurre l’appetito.
Ma funziona davvero? La risposta è: no, non ci sono prove scientifiche che questa pratica aiuti davvero a dimagrire. Anzi, per gli esperti la teoria stessa non sta in piedi. La sazietà non è solo un trucco psicologico: è una risposta fisiologica, regolata da ormoni e segnali che provengono dallo stomaco e dall’intestino al cervello.
I rischi invece, al contrario, sono reali, fisici e psicologici. Mettere plastica in bocca e masticare può comportare rischi non banali. C’è il pericolo che pezzi di plastica finiscano accidentalmente in gola, ostruendo le vie aeree, o che le particelle delle microplastiche, se ingerite o inalate, possano irritare e influenzare negativamente l’apparato digerente. Ma sopra tutti che simulare di mangiare possa con il tempo avvicinarsi a comportamenti associati a disturbi alimentari come il binge-discarding (mangiare e sputare), che sono indicatori di una relazione disfunzionale con il cibo.
In altre parole, quello che sembra uno scherzo assurdo rischia di essere l’ennesimo step nella normalizzazione di pratiche estreme e potenzialmente dannose.
E qui entra in gioco la tecnologia. Le piattaforme non inventano le insicurezze, ma le amplificano. Gli algoritmi premiano ciò che è estremo, sorprendente, disturbante. Un gesto assurdo diventa virale perché trattiene lo sguardo qualche secondo in più.
Dal lato positivo, la tecnologia ci connette, ci informa e ci mette in contatto con esperti e comunità supportive. Ma dall’altro lato, può amplificare l’ansia, la paura di non essere “abbastanza”, e incentivare comportamenti estremi senza alcun filtro critico. Questo trend non è solo “strano” , è forse un campanello d’allarme su quanto possano diventare potenti e irresponsabili certi meccanismi di diffusione online.