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Smart working: produttività senza cartellino

Una rivoluzione silenziosa

Pubblicato da: Ylenia Bisceglie | Ven, 13 Febbraio 2026 - 18:24
rubrica bl24 (13)

C’è stato un momento in cui avere l’ufficio sotto casa sembrava il massimo dell’ambizione. Badge, scrivania assegnata, pausa pranzo nello stesso bar, traffico come rituale collettivo. Poi qualcosa è cambiato, ed è nato lo smart working.

Lo smart working oggi ha però smesso di essere il tavolo della cucina improvvisato o la call con il gatto che attraversa la tastiera. È diventato una scelta culturale. In molti casi, una misura di quanto un’azienda sia davvero al passo con i tempi.

E la cosa interessante è che, mentre le persone hanno guadagnato tempo di vita, le imprese hanno guadagnato risultati.

Proviamo a pensare infatti a due ore al giorno non passate in macchina o sui mezzi. Energia mentale che non si consuma prima ancora di iniziare. La possibilità di costruire la giornata secondo i propri picchi di concentrazione, non secondo l’orario del cartellino.

Molte ricerche internazionali degli ultimi anni mostrano incrementi di produttività rispetto al lavoro totalmente in presenza. Non perché le persone lavorino di più, ma perché disperdono meno.

Una rivoluzione silenziosa: si passa dal controllo alla fiducia. E la fiducia, quasi sorprendentemente, rende.

Nel nostro Paese la faccenda è stata più psicologica che tecnologica.  Prima del 2020 il lavoro agile era spesso un privilegio concesso molto raramente. Oggi, invece, in moltissime organizzazioni è parte dell’offerta di valore al dipendente, al pari del welfare o dei percorsi di carriera. Il modello che ha preso piede non è estremo: non tutti a casa, non tutti in ufficio. È l’ibrido, una formula che permette di mantenere identità e relazione senza rinunciare alla libertà.

C’è un dettaglio di cui si parla poco, ed è forse il più lifestyle di tutti: la percezione del lavoro nella propria vita. E come se lo smart working restituisse agency. Permettesse di abitare gestire meglio tempi e spazi, di mangiare a orari umani, di accompagnare i figlio a scuola, di infilare una corsa alle sette di sera senza sentirti un stremato. Quanto vale questo in termini di employer branding? Tantissimo. Quanto incide sui costi di turnover? Ancora di più.

Non è sempre perfezione. Ma è certamente evoluzione. Forse il vero lusso contemporaneo non è la scrivania vista skyline ma la possibilità di fare un grande lavoro senza sacrificare la propria vita per farlo.

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