Il fantasma della leva obbligatoria torna ad agitare le piazze baresi. I collettivi OSA e Cambiare Rotta hanno aderito alla giornata di agitazione nazionale, lanciando un duro atto d’accusa contro le politiche del Ministro Crosetto e del Governo Meloni.
Al centro della protesta, il piano da 7 miliardi per l’arruolamento nelle forze armate a fronte dei tagli all’istruzione. Le sigle studentesche baresi denunciano una “economia di guerra” che sacrifica le nuove generazioni: “L’intero Occidente – dicono – è in crisi e l’unica risposta che i governi sanno dare è la guerra. I giovani senza prospettive sono i candidati perfetti per essere arruolati con la promessa di una stabilità lavorativa che solo il settore bellico può garantire”. Secondo i manifestanti, il ritorno alla leva è una manovra europea che ignora i bisogni reali dei territori: “Viviamo in un mondo della formazione sottofinanziato e smantellato, in un futuro fatto di precariato e salari da fame. Quest’anno la spesa militare è salita a 13 miliardi: ci opponiamo ai piani di guerra a danno dei fondi pubblici per sanità e istruzione”.
La mobilitazione non si ferma: gli studenti baresi rilanciano l’appuntamento per lo sciopero del 5 marzo contro la leva e la guerra, puntando poi alla manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma. “I tentativi repressivi non ci fermeranno”, concludono i collettivi, pronti a portare la protesta in tutte le scuole e università della città.