Un gesto all’apparenza innocuo, come sciacquare il pesce prima della vendita, nascondeva in realtà una pratica ben più grave. Secondo quanto emerso da un’indagine durata tre mesi, il pescato veniva lavato direttamente con l’acqua del porto, tra imbarcazioni e scarichi, prima di essere messo sui banchi e venduto ai clienti.
È il quadro ricostruito dai carabinieri, che hanno denunciato otto persone ritenute responsabili, a vario titolo, di reati ambientali, violazioni delle norme sull’igiene pubblica e occupazione abusiva di suolo pubblico. L’attività investigativa, coordinata dal gruppo ambiente della Procura, si è avvalsa anche delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona portuale, consentendo di documentare abitudini consolidate nel tempo.
Il pesce, secondo gli accertamenti, veniva trattato senza rispettare le più elementari norme igienico-sanitarie. Dopo essere stato pulito con acqua prelevata direttamente dal mare, veniva esposto su bancali collocati sul suolo pubblico, in assenza delle necessarie autorizzazioni. A completare il quadro, lo smaltimento irregolare degli scarti di lavorazione, che venivano gettati in mare in violazione delle norme ambientali.
Nel corso delle operazioni, i militari hanno sequestrato i bancali utilizzati per la vendita e sottoposto a controlli anche i pescherecci coinvolti. Alle attività hanno partecipato, oltre ai carabinieri del comando provinciale e ai militari del Nas, anche i sommozzatori e i tecnici dell’Arpa Puglia, che hanno effettuato campionamenti dell’acqua per verificare le condizioni ambientali dello specchio acqueo.
Gli indagati, tutti residenti sul territorio e di età compresa tra i 27 e i 62 anni, avrebbero agito con modalità ripetute nel tempo, mettendo a rischio sia l’ambiente marino sia la salute dei consumatori. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero adottato “condotte che investono in modo diretto il bene primario della salute pubblica, compromettendo le condizioni minime di sicurezza alimentare e tracciabilità che devono presidiare l’intera filiera ittica”.
Sempre secondo gli accertamenti, gli stessi avrebbero “reiteratamente bagnato il pescato destinato alla vendita con acqua di mare prelevata direttamente dallo specchio acqueo portuale, in violazione della normativa europea di settore e, soprattutto, con potenziale esposizione dei consumatori a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica”, delineando inoltre uno “smaltimento illecito in mare di scarti organici, residui di lavorazione e liquidi di lavaggio provenienti dalle imbarcazioni e dai banchi di vendita, delineando un quadro di potenziale aggressione all’ambiente marino”.