La partita sul Parco della Giustizia torna al punto di partenza e riapre uno scenario tutto da riscrivere per uno dei progetti più attesi in città. Il Consiglio di Stato ha infatti messo la parola fine al contenzioso sull’aggiudicazione, confermando quanto già stabilito in precedenza dal Tar di Bari: gli atti che avevano assegnato la gara devono essere annullati.
Al centro della vicenda c’è il maxi appalto da circa 367 milioni di euro destinato alla realizzazione del polo che dovrebbe riunire tutti gli uffici giudiziari. Inizialmente, la gara era stata vinta dal raggruppamento formato dalla Cobar di Altamura e dalla Sac di Roma, ma il secondo classificato, guidato da Manelli impresa di Monopoli, aveva presentato ricorso contestando il punteggio attribuito.
I giudici amministrativi avevano già rilevato un errore nella valutazione: al gruppo vincitore erano stati assegnati 90 punti complessivi, mentre secondo il Tar il punteggio corretto sarebbe stato di 85. Una differenza decisiva, che aveva portato all’annullamento dell’aggiudicazione.
Sia l’Agenzia del Demanio sia Cobar avevano provato a ribaltare quella decisione con un appello, ma il Consiglio di Stato ha respinto entrambe le impugnazioni, ritenendole infondate. Una pronuncia che rende ora inevitabile la revisione dell’intera graduatoria.
Le conseguenze sono tutt’altro che marginali. Il cronoprogramma dell’opera rischia infatti di subire nuovi rallentamenti: la consegna del primo lotto era prevista nel 2026, ma a questo punto sarà necessario ripartire dalla riformulazione della classifica e da una nuova aggiudicazione.
Il Parco della Giustizia, destinato a sorgere nelle aree delle ex caserme Milano e Capozzi nel quartiere Carrassi, resta comunque un progetto strategico per il territorio. L’obiettivo è accorpare in un unico polo moderno e funzionale le diverse sedi giudiziarie oggi sparse, ma la strada per arrivarci si conferma ancora lunga e piena di ostacoli.