Questa mattina l’assessore alla Giustizia, al Benessere sociale e ai Diritti civili, Michelangelo Cavone, nella sala giunta di Palazzo della Città, ha incontrato i protagonisti di una storia di accoglienza e solidarietà, nata anche nell’ambito del progetto LGNET3, – Inclusione Abitativa, finanziato dal Ministero dell’Interno (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari e gestito dalla Cooperativa Sociale CAPS.
Grazie a una rete solidale tra ente, associazioni, parrocchia e cittadini, infatti, negli scorsi giorni Symba Mapfumo, arrivato in Italia un anno fa dallo Zimbabwe, è riuscito a trovare una casa e un lavoro a Bari. All’incontro di questa mattina, oltre a Symba Mapfumo, hanno partecipato Rino de Gennaro e Domenica Ingrosso, che per primi lo hanno incontrato nella spiaggia cittadina Pane e Pomodoro, Marianna Genchi (coordinatrice della cooperativa sociale CAPS), Anna D’Attolico (all’epoca referente del centro polifunzionale Area 51) e don Angelo Cassano (parroco della Parrocchia di San Carlo Borromeo). Nell’occasione, l’assessore ha consegnato una targa a Rosa Chiara Lampugnani, volontaria, che ha ospitato Symba in casa. Subito dopo l’incontro in Comune, l’assessore si è recato nella gelateria in cui Symba lavora, per incontrare il titolare, Domenico Conforte.
Symba Mapfumo, ingegnere informatico di 32 anni, originario dello Zimbabwe, è arrivato in Italia un anno fa da Malta. Nel pieno dell’inverno, ha cercato riparo sulla spiaggia di Pane e Pomodoro, nella torretta destinata al servizio di salvamento: lì lo hanno notato due coniugi, frequentatori della Parrocchia di San Carlo Borromeo, che subito hanno organizzato un incontro con don Angelo, attivando così una grande rete di solidarietà.
Symba è stato accolto in casa da una referente del Centro di ascolto, che a sua volta si è rivolta ai responsabili del progetto LGNet3. Il sostegno e l’impegno di tutti hanno aiutato Symba a trovare una casa e un lavoro.
“Sono davvero molto contento che la mia vita oggi sia migliore – le sue parole nel corso dell’incontro -. Grazie all’aiuto di tutta la comunità, ora ho un lavoro e una casa, che potrò condividere finalmente con la mia fidanzata che mi ha raggiunto. Ormai mi sento un cittadino barese e mi piace tanto vivere qui, perché Bari è una città veramente accogliente”.
“Quella di Simba è prima di tutto una storia di riscatto e di speranza – ha dichiarato Cavone – ed è anche la rappresentazione della Bari in cui credo: una città che spesso fa meno rumore, che non cerca visibilità, ma che ogni giorno sceglie di esserci. È forse la parte più silenziosa della nostra comunità, però è anche la più bella: quella che davanti alla fragilità di una persona non si volta dall’altra parte, non giudica, non fotografa semplicemente gli ultimi per sfruttarne la disperazione, ma si ferma, tende una mano e prova a cambiare concretamente una vita.
La storia di Symba ci dimostra esattamente questo: che esiste un’alternativa all’indifferenza. Quando cittadini, associazioni, comunità e istituzioni decidono di riconoscersi dentro un unico patto di responsabilità, allora “non lasciare indietro nessuno” smette di essere uno slogan e diventa qualcosa di tremendamente concreto.
Oggi Symba ha trovato una casa, ha trovato un lavoro, è indipendente, ha potuto ricongiungersi con la sua fidanzata e ha costruito qui il proprio futuro. Oggi Symba è un cittadino barese a tutti gli effetti. E dietro questo risultato non c’è un miracolo, ma una comunità che ha scelto di prendersi cura di una persona anziché limitarsi a guardarla.
Credo che, soprattutto nel momento storico che stiamo attraversando, storie come questa rappresentino anche una forma di resistenza. La resistenza all’indifferenza, alla paura dell’altro, all’idea che la fragilità di qualcuno non ci riguardi. Una resistenza profondamente umana, che significa continuare a riconoscere nell’altro una persona prima ancora di qualsiasi altra definizione.
È questa la Bari che vogliamo continuare a costruire: una città nella quale nessuno può salvarsi da solo, ma nessuno deve neppure sentirsi solo. Perché una comunità cambia davvero quando ciascuno decide di fare la propria parte. E la storia di Symba ci ricorda che, quando questo accade, cambiare il destino di una persona è possibile”.