Le luci dell’inaugurazione si sono appena spegne, ma attorno al nuovo campo da basket del Parco Peppino Impastato c’è già dibattito. La struttura è stata presentata dalle autorità come un simbolo di socialità e abbattimento delle barriere, ma l’entusiasmo delle istituzioni si è scontrato con la reazione dei cittadini.
Al centro della contestazione c’è il divario tra le promesse fatte e la realtà strutturale dell’opera. “Avete inaugurato il campo da basket parlando di socialità, inclusione e abbattimento delle barriere nei social — si legge nella protesta sollevata online — parole importanti, che condivido pienamente. Ma allora mi chiedo: dov’è l’inclusione vera?”. Secondo i frequentatori dello spazio pubblico, per essere definito inclusivo il campo dovrebbe garantire accessi adeguati e attrezzature specifiche per permettere a tutti di giocare insieme, senza ostacoli e in condizioni di assoluta parità.
La richiesta che si leva dalla comunità è chiara: “Non basta parlare di inclusione nei social e durante un’inaugurazione. L’inclusione si dimostra con i fatti. Se vogliamo davvero parlare di “sport senza barriere”, allora dobbiamo avere il coraggio di costruire strutture che siano realmente senza barriere”. La cittadinanza promette di non fermarsi: “Per me questo non è ancora il campo che avrei voluto vedere. L’inclusione deve essere una realtà e su questo continuerò a far sentire la mia voce”.