Con l’avvio del nuovo anno scolastico si ripresenta il problema del “caro libri” per le famiglie italiane. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio Eures-Adoc, condotto su oltre 3.500 testi in 100 istituti nei capoluoghi di regione — incluso il capoluogo pugliese —, la spesa complessiva stimata per i libri di testo toccherà il miliardo di euro, a cui si aggiungono altri 200 milioni per dizionari e cancelleria.
I costi variano molto in base al ciclo di studi e all’indirizzo scelto. Per le scuole medie la spesa media è di 217 euro, mentre per le superiori sale a 342 euro a studente, con un aumento del 3,3% rispetto allo scorso anno. Il conto più pesante si concentra nelle prime classi: l’ingresso al primo anno delle superiori comporta una spesa di 393 euro per i soli libri, cifra che supera i mille euro nei licei classici se si sommano i dizionari e il corredo scolastico. Nel quinquennio, chi sceglie il classico spende in media 1.959 euro, il 42% in più rispetto ai 1.381 euro previsti per gli istituti tecnici.
A pesare sui bilanci delle famiglie baresi e di tutto il Mezzogiorno è anche la frattura geografica. A Bari e nel resto del Sud studiare costa di più rispetto al resto d’Italia: la spesa media annua per le superiori nel Mezzogiorno è di 375 euro, contro i 316 euro del Nord, registrando una crescita del 23,4% nel biennio 2024-2026. “La formazione sta perdendo il suo carattere universale per trasformarsi in una tassa insostenibile”, dichiara Anna Rea, Presidente Nazionale di Adoc, sottolineando come molte famiglie siano costrette a ricorrere a mercatini dell’usato e piattaforme online per contenere i costi. Per arginare il fenomeno, Adoc ha presentato al Governo quattro proposte urgenti: l’introduzione di una detrazione fiscale al 19% sui libri di testo, la promozione del comodato d’uso, il potenziamento delle biblioteche scolastiche e uno stop ai continui micro-aggiornamenti degli editori che rendono obsolete le vecchie edizioni impedendo il riutilizzo dei testi.