A fermare l’ultima aggressione ai danni della madre sarebbe stato il figlio di appena 11 anni, prima intervenendo fisicamente per sottrarre la donna alla presa del padre, poi prendendo il telefono e chiamando il 112 per chiedere aiuto. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto di un 38enne di Bitonto, accusato di maltrattamenti in famiglia. Il gip del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha convalidato l’arresto e disposto per l’uomo la custodia cautelare in carcere.
L’intervento dei carabinieri risale al 31 agosto. Dall’abitazione della coppia era arrivata la richiesta di aiuto del figlio minore, che aveva riferito ai militari che il padre stava picchiando la madre. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, l’uomo si era già allontanato in bicicletta elettrica. È stato rintracciato poco dopo in un’altra zona di Bitonto e arrestato. Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, quel pomeriggio la donna sarebbe stata colpita con schiaffi e pugni. Dopo essersi rifugiata nella camera dei figli, sarebbe stata raggiunta dal marito, che l’avrebbe afferrata da dietro stringendole un braccio attorno al collo.
A quel punto sarebbe intervenuto il figlio di 11 anni, riuscendo a bloccare il padre e a chiamare le forze dell’ordine. Prima di fuggire, l’uomo avrebbe anche danneggiato alcuni mobili dell’abitazione. La denuncia formalizzata successivamente dalla donna avrebbe fatto emergere un quadro più ampio, che secondo l’accusa non sarebbe limitato all’episodio del 31 agosto. Le tensioni, stando a quanto ricostruito, sarebbero iniziate almeno nel giugno scorso e sarebbero peggiorate nel tempo. La donna ha riferito di precedenti aggressioni fisiche e verbali, minacce e danneggiamenti, collegando il cambiamento nel comportamento del marito anche all’uso di cocaina.
Tra gli episodi finiti agli atti ce ne sarebbe uno risalente al 27 giugno. Dopo aver trovato una dose di droga nascosta tra gli effetti personali dell’uomo, la donna sarebbe stata minacciata, spinta a terra, afferrata per le gambe e trascinata per alcuni metri. Dopo quell’aggressione, la donna avrebbe lasciato l’abitazione insieme ai due figli per trasferirsi temporaneamente dai propri genitori, prima di rientrare a casa alla fine di luglio. Agli atti figurano anche messaggi dal contenuto minaccioso e intimidatorio e ulteriori episodi di danneggiamento. Il quadro delineato dagli investigatori descrive, secondo il gip, una situazione familiare segnata da tensioni crescenti e da condotte reiterate, con conseguenze anche sulla serenità dei figli minori. Durante l’udienza di convalida, il 38enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha ritenuto concreto e attuale il pericolo di reiterazione delle condotte e non adeguate misure meno afflittive, disponendo quindi la custodia cautelare in carcere. Il procedimento è nella fase iniziale e per l’uomo resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.