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Bari, successo per la mostra dei tesori nascosti: prorogata l’apertura a Santa Scolastica

Il grande interesse del pubblico spinge la Città Metropolitana a prolungare l'esposizione al Museo Archeologico

Pubblicato da: redazione | Ven, 4 Settembre 2026 - 14:05
Contenere_moltitudini_2026_foto_di_Siria_Ettorre_29

Sulla scia del grande interesse e della significativa partecipazione di pubblico registrati nelle ultime settimane, “Contenere Moltitudini”, la mostra ospitata al Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari, promossa e sostenuta dalla Città Metropolitana di Bari, è prorogata fino al 27 settembre 2026, offrendo un’ulteriore occasione per scoprire un patrimonio archeologico normalmente sottratto allo sguardo dei visitatori.

Inaugurata il 21 giugno scorso, in occasione del solstizio d’estate, nel giorno più lungo dell’anno e simbolicamente dedicato alla luce, la mostra muove da una delle affermazioni più celebri di Walt Whitman, tratta da Foglie d’erba: «Contengo moltitudini». Un’espressione che celebra la complessità e la capacità di accogliere differenze, contraddizioni e possibilità, assumendo la vastità non come dispersione, ma come ricchezza.

Da questa suggestione letteraria nasce il progetto espositivo curato da Roberta Giuliani e Francesco Maggiore, dedicato alle collezioni normalmente non visibili nel percorso di visita del Museo Archeologico: le “moltitudini” custodite nei suoi depositi, termine per molti aspetti riduttivo, incapace di restituire la complessità, il valore e il fascino di questi luoghi.

I depositi museali sono infatti autentiche Wunderkammer contemporanee, camere delle meraviglie nelle quali convivono reperti ancora inesplorati, frammenti di storie e testimonianze che contribuiscono a comporre la nostra identità culturale. Beni che, per ragioni differenti, non hanno trovato posto nelle sale espositive: per limiti di spazio, perché frammentari, privi di dati certi di provenienza o di numero d’inventario, oppure ancora in attesa di studio e pubblicazione. La loro assenza dal percorso ordinario di visita non ne diminuisce il valore: al contrario, rivela l’estensione di un patrimonio nascosto che la mostra porta temporaneamente alla luce.

“Contenere Moltitudini” nasce proprio dalla consapevolezza del ruolo dinamico dei depositi museali, luoghi fondamentali di tutela e conservazione, ma anche di studio, ricerca scientifica e trasmissione della conoscenza alle generazioni future.
La prima parte del percorso, sviluppata lungo la galleria del Museo, recupera idealmente il modello della Wunderkammer attraverso tre grandi volumi attraversati da sottili feritoie, che consentono al visitatore di intravedere nuclei di reperti antichi. I tre cubi corrispondono ad altrettanti capitoli espositivi, ciascuno caratterizzato da un tema e da differenti tipologie di opere.

Ad identificarli sono tre cromie — giallo, blu e rosso — che richiamano i colori delle cassette utilizzate nel Museo per l’immagazzinamento e la corretta conservazione dei reperti. Gli stessi colori scandiscono il percorso e definiscono il progetto grafico curato da Ivan Abbattista.

L’interno di ciascun volume è interamente disegnato da Vincenzo D’Alba, che costruisce un dialogo inedito tra l’idea della Wunderkammer e quella della camera picta. Ne nasce uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione, nel quale la moltitudine degli oggetti custoditi si confronta con il significato, l’unicità e la preziosità di ciascuno di essi.

Il percorso prosegue negli spazi del Bastione Aragonese, dove la mostra assume una dimensione più ampia e immersiva. Il piano di scavo archeologico, coincidente con la fondazione dell’antica chiesa medievale preesistente, viene reinterpretato come dispositivo espositivo: ricoperto da un manto nero, accoglie una vasta distesa di cassette provenienti dai depositi del Museo, evocando gli ambienti normalmente destinati alla conservazione e allo studio.

Ciò che abitualmente rimane celato si offre così allo sguardo in una nuova dimensione narrativa. I manufatti emergono dall’ombra attraverso le installazioni luminose di Vincenzo D’Alba, mentre le musiche originali di Mattia Vlad Morleo costruiscono un paesaggio sonoro che accompagna e amplifica l’esperienza della visita. Tra deposito e allestimento, tutela e racconto, oscurità e luce, si rinnova il legame profondo tra meraviglia e conoscenza che è alla base dell’esperienza museale.

Tra le cassette si dischiude un vero e proprio microcosmo di mirabilia: oggetti capaci di suscitare curiosità e stupore per il loro valore storico, simbolico, estetico o funzionale. La selezione dei reperti, realizzata con il supporto scientifico di Francesca Radina, accosta manufatti di epoche differenti e di particolare fattura a oggetti di uso comune, restituendo loro una nuova capacità di sorprendere. Le consuete gerarchie classificatorie vengono così temporaneamente sospese, recuperando qualcosa dello spirito originario delle antiche camere delle meraviglie.

Una scelta che richiama anche la visione dei fondatori dell’istituzione museale. I documenti d’archivio testimoniano infatti la volontà di costruire, anche attraverso acquisizioni provenienti da collezioni private e dal mercato antiquario, una raccolta capace di distinguersi per rarità e qualità delle testimonianze, contribuendo alla costruzione dell’identità e del prestigio del Museo.

Il successo di pubblico e l’interesse generato dalla mostra hanno portato alla decisione di prorogarne l’apertura fino al 27 settembre 2026, prolungando così la possibilità di entrare in relazione con questa memoria nascosta e con una dimensione del Museo che raramente diventa accessibile al visitatore.

Il progetto avrà un ulteriore momento di approfondimento a metà settembre, con la presentazione del catalogo della mostra, che raccoglie i contributi di Francesca Bottalico, Roberta Giuliani, Francesco Maggiore e Francesca Radina. Progettato da Ivan Abbattista in coerenza con l’immagine coordinata della mostra, presenta una selezione di fotografie di Siria Ettorre

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