Deve sottoporsi alla chemioterapia e, prima di ogni seduta, ha bisogno di analisi specifiche da eseguire in tempi rapidi. Quando si è rivolta al punto prelievi di Santo Spirito della Asl Bari, però, racconta di non essere riuscita a ottenere un appuntamento urgente e di essersi vista indicare disponibilità a 30-40 giorni. Tempi che, secondo la paziente, non sarebbero compatibili con un percorso oncologico che richiede controlli ravvicinati. A denunciare la situazione è una donna anziana, malata di tumore, che per rispettare le scadenze imposte dalla terapia racconta di essere stata costretta a spostarsi da Santo Spirito verso altre strutture con non poche difficoltà legate alle condizioni di salute e all’impossibilità di guidare, oppure a rivolgersi al privato pagando di tasca propria.
“A Santo Spirito i prelievi urgenti, di meno di una settimana, non si fanno”, racconta la donna. “Si ottengono dopo 40 giorni. Le urgenze non esistono. Il problema è che per fare la chemio io devo fare analisi ogni settimana e non posso andare sbattendo a destra e sinistra”. La paziente spiega di avere difficoltà negli spostamenti e di dover organizzare ogni appuntamento tenendo conto anche delle necessità di un figlio con disabilità. Una condizione che rende ancora più pesante il percorso tra visite, prelievi, referti e sedute di terapia. “Non è giusto che io, donna con il cancro, debba andare al San Paolo, a Bitonto o a pagamento”, prosegue. “Perché la Asl di Santo Spirito non garantisce le urgenze? L’urgenza è una cosa che succede, non è una cosa programmata. Purtroppo me l’hanno data, non posso farci nulla. Il problema non è pagare, il problema è capire perché se una persona è in chemioterapia non può effettuare le analisi in maniera più celere vista la necessità. Sarebbe opportuno che le concedesse direttamente l’ospedale o il reparto”.
Il nodo, sottolinea la paziente, non sarebbe quindi il pagamento in sé, ma il principio: chi affronta una terapia oncologica dovrebbe poter accedere agli esami necessari nei tempi richiesti dal percorso di cura, senza dover cercare ogni settimana una soluzione alternativa. La donna precisa di non voler mettere in discussione l’intero funzionamento della struttura sanitaria di Santo Spirito né del San Paolo, ma di non comprendere perché non venga garantito un canale per le urgenze legate a percorsi terapeutici così delicati. “La Asl a Santo Spirito funziona, voglio specificarlo. Ma non capisco come mai non siano garantite le urgenze”, afferma. “I malati devono avere l’urgenza. La Asl l’abbiamo, se non l’avevamo era un altro conto. La Asl deve garantire a me e a chi altro è nelle mie condizioni quanto è necessario”. La paziente racconta anche di essersi rivolta agli uffici per capire come procedere. Le sarebbero stati indicati passaggi tra Cto, dirigente, Urp e comunicazioni via mail. Un percorso che, per chi è già impegnato in una terapia oncologica, rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo.
“Giovedì ritorno in oncologia e ne parlerò con loro”, annuncia. “Per me, nelle mie condizioni, è impensabile fare così tanti spostamenti solo per vedere garantita la possibilità di proseguire il mio percorso di cura”. Il caso riporta al centro il tema dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie nella Asl Bari, in particolare per gli esami di laboratorio. Una criticità già emersa in altre segnalazioni di cittadini, costretti a prenotare i prelievi con settimane di attesa o a confrontarsi con procedure considerate poco agevoli. Nel caso della paziente oncologica, però, il problema assume un peso diverso: le analisi non sono un controllo generico, ma un passaggio necessario per poter accedere alla chemioterapia. Senza esami nei tempi giusti, il percorso di cura rischia di diventare ancora più difficile da sostenere, non solo sul piano sanitario, ma anche umano, economico e familiare. La donna chiede ora che siano garantiti percorsi rapidi per chi deve effettuare analisi urgenti legate a terapie oncologiche. “Chi è già malato non dovrebbe essere costretto a inseguire appuntamenti, spostarsi da una struttura all’altra o pagare per ottenere nei tempi necessari ciò che serve a continuare le cure”, conclude.
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