Foto che mostrano inciviltà e incuria. Pavimenti coperti di sporcizia e bottiglie di plastica vuote abbandonate a terra da chi utilizza la struttura. Si presentano così gli spogliatoi del campo sportivo comunale di Modugno, lasciati nel degrado dai frequentatori abituali. Un comportamento che ha suscitato la reazione del sindaco Beppe Montebruno, amareggiato per il mancato rispetto di un bene comune “riqualificato da pochissimo tempo con i soldi della collettività”.
“Le foto parlano da sole. E fanno rabbia e tristezza – commenta il primo cittadino –. Gli spogliatoi del campo sportivo comunale sono stati ristrutturati e consegnati alla città meno di tre anni fa, con soldini pubblici, con le risorse di tutti noi. Oggi ce li ritroviamo così. Non è la prima volta che accade e, francamente, è difficile trovare parole diverse per definire comportamenti del genere. È barbarie. Punto”.
L’abitudine di lasciare i locali nel disordine e nei rifiuti rischia ora di avere ripercussioni dirette sulle modalità di accesso e di utilizzo della struttura da parte delle società sportive e degli atleti locali. Il rischio concreto, infatti, è che la linea della tolleranza zero finisca per penalizzare anche l’utenza rispettosa: “Serve a poco dire che faremo tutto quanto possibile per risalire ai responsabili e prendere provvedimenti. Il problema è che episodi del genere, purtroppo, ci costringono a essere più rigidi nella gestione degli spazi e introdurre regole più stringenti per tutti. Ed è forse questo l’aspetto che fa ancora più rabbia: per colpa di pochi finiscono per rimetterci anche quelli che questi luoghi li utilizzano con rispetto e non hanno mai creato alcun problema”.
Il sindaco respinge inoltre l’idea che la soluzione passi esclusivamente attraverso un aumento dei sistemi di videosorveglianza elettronica: “E no, non è nemmeno una questione di telecamere ovunque. Non possiamo trasformare la città in un luogo sorvegliato in ogni angolo, tantomeno dentro uno spogliatoio. Il problema non si risolve con un obiettivo puntato addosso, ma solo quando chi usa un bene pubblico capisce che quel bene è anche suo. Perché alla fine l’estrema sintesi è tutta qui. Ciò che è di tutti va rispettato da tutti”.