“Non chiediamo il lusso, ma stanze dignitose”. E’ questa, in sintesi, la denuncia effettuata da uno studente relativa al caro affitti a Bari dove, evidenzia lo stesso, la situazione è ormai “oltre ogni limite”. Dalle stanze singole sempre più care, alle condizioni delle stesse, spesso con arredi vecchi, spese escluse e condizioni non proporzionate ai prezzi richiesti. Secondo quanto riportato nella lettera pubblicata sui social, oggi a Bari una stanza singola viene richiesta mediamente intorno ai 426 euro al mese, con un aumento di oltre il 12% in un solo anno. Rispetto a sei anni fa, la crescita dei canoni arriverebbe addirittura a circa il 59%.
“Credo sia arrivato il momento di fermarci due secondi e chiederci quanto, realmente, la situazione degli affitti per studenti a Bari abbia superato ogni limite”, scrive lo studente. Il problema, secondo la denuncia, non riguarda soltanto l’aumento dei prezzi, ma anche la qualità degli alloggi messi sul mercato. Camere affittate a 350, 400, 450 euro, e in alcuni casi anche a 600 euro, verrebbero spesso proposte con utenze e spese escluse, senza però garantire arredi adeguati. “Quello che faccio fatica a capire è la pretesa di chiedere 350, 400, 450 euro — quando non addirittura 600 euro — per una stanza, con utenze e altre spese spesso escluse, e poi offrire una camera con mobili vecchi di decenni, usurati o persino non perfettamente funzionanti”, si legge nella lettera.
Lo studente chiarisce di non pretendere case nuove o arredamenti di lusso, ma “condizioni minime di abitabilità”: un letto con un materasso decente, un armadio utilizzabile, una cassettiera, un comodino, una scrivania e una sedia adatta allo studio. La denuncia riguarda anche gli annunci poco chiari. In alcuni casi, racconta, “le stanze vengono presentate come ammobiliate, ma durante la visita emerge che parte degli arredi appartiene all’attuale inquilino e verrà portata via al momento del trasloco”.
“E allora cosa rimane? Una stanza che nell’annuncio sembrava completa e che, una volta entrati, rischia di non esserlo più”, scrive. Il nodo è sociale prima ancora che economico. Dietro ogni stanza, ricorda lo studente, ci sono ragazzi che si trasferiscono da altre città, famiglie che fanno sacrifici e giovani che cercano di costruire il proprio futuro lontano da casa. “Noi studenti, nel frattempo, ci adattiamo. Ci adattiamo alle case condivise, ai coinquilini che non conosciamo, agli spazi piccoli, ai contratti transitori, alle spese impreviste, ai traslochi continui”, si legge ancora. “Ma adattarsi non significa essere presi in giro. Il mercato può stabilire quanto una stanza viene richiesta. Ma la qualità di ciò che offri continua a essere una tua responsabilità. Non stiamo chiedendo il lusso. Stiamo chiedendo una stanza nella quale poter vivere, dormire e studiare dignitosamente”, evidenzia ancora rivolgendo un appello ai proprietari.
Il caso racconta una difficoltà sempre più diffusa a Bari, città universitaria in cui la ricerca di una stanza è diventata per molti studenti, ma anche per le famiglie, una corsa tra prezzi in aumento, disponibilità limitate e condizioni abitative spesso lontane dalle cifre richieste. “Volete chiedere un prezzo alto? È una vostra scelta. Ma almeno siate onesti: mostrate quello che realmente state offrendo e fate in modo che il prezzo richiesto abbia un minimo di proporzione con la qualità della stanza”, conclude la lettera. “Perché noi studenti abbiamo un enorme spirito di adattamento. Ma non approfittatene”, ha concluso.
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