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Bari, stangata spese obbligate al 41,7%. L’allarme: “Così si spegne il commercio”

L'inflazione energetica taglia i consumi non essenziali

Pubblicato da: redazione | Dom, 6 Settembre 2026 - 14:43
saldi via sparano

C’è un dato economico che più di altri fotografa la morsa in cui si trovano strette le famiglie e il tessuto produttivo pugliese: nel 2026 le spese obbligate arrivano ad assorbire il 41,7% dei consumi totali. Trent’anni fa questa quota si fermava al 37%. La fotografia, scattata dall’Ufficio Studi Confcommercio, certifica quanto si sia ristretto lo spazio economico per i consumi non essenziali, i viaggi, la ristorazione e gli investimenti. Un allarme rilanciato con forza dal presidente di Confcommercio Bari-Bat, Vito D’Ingeo, che analizza l’impatto di questa crisi di liquidità sulle attività commerciali e sui servizi di Bari, della Bat e dell’intera regione.

L’escalation dei prezzi dal 1995 al 2026 evidenzia come i costi di casa, trasporti, assicurazioni e sanità siano aumentati del 140,8%, a fronte del +57,4% dei beni commercializzabili. A guidare la stangata è il comparto energetico, schizzato del 211,1%. “L’energia non è una voce qualsiasi del bilancio di una famiglia o di un’impresa: è una condizione essenziale per produrre, lavorare, consumare e competere”, dichiara D’Ingeo. Per un negoziante, un pubblico esercizio o un’azienda di servizi del nostro territorio, la luce, la refrigerazione e i sistemi digitali sono componenti indispensabili. I rincari non si fermano alla bolletta, ma si trasferiscono direttamente sui costi di produzione e sui prezzi finali, zavorrando il potere d’acquisto. Lo stesso vale per chi lavora su strada, come gli agenti di commercio, colpiti da un caro-carburante insostenibile e penalizzati da una fiscalità sui veicoli professionali ferma a parametri stabiliti decenni fa.

Nonostante gli sforzi compiuti dal Governo per attenuare l’impatto dei rincari nel breve periodo, l’associazione di categoria chiede un cambio di passo radicale. “Non possiamo vivere di proroghe – avverte il presidente di Confcommercio Bari-Bat –. Servono correttivi strutturali e una politica energetica capace di dare certezze a chi deve programmare. Un’azienda può affrontare un investimento, assumere e innovare solo se riesce ad avere una ragionevole previsione dei costi”. L’incertezza energetica, insomma, si traduce in un freno alla crescita. Anche la transizione verso i nuovi modelli di mobilità (diesel, benzina, ibrido ed elettrico) deve essere sostenibile economicamente e programmabile, per non trasformarsi in un ulteriore fattore di instabilità.

Le famiglie e le piccole e medie imprese hanno già fatto la loro parte assorbendo gli aumenti, riducendo i margini e tagliando i consumi, spesso rinunciando a quote importanti del proprio benessere. Tuttavia, consumare meno non ha significato spendere meno. Se oltre quattro euro ogni dieci vengono destinati a costi fissi e incomprimibili, l’intero sistema economico rischia il blocco. Sostenere il commercio rurale e cittadino significa preservare il lavoro e la coesione sociale delle nostre città: per questo Confcommercio reclama interventi urgenti su fisco e costi energetici, gli unici strumenti in grado di restituire fiducia e far ripartire i consumi nei territori.

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