Ampliare la campagna contro il virus respiratorio sinciziale e garantire la stessa opportunità di protezione a tutti i bambini nati nel 2026. È la richiesta rivolta alla Regione Puglia e al presidente Decaro da Mirko Di Bello, segretario provinciale del Partito Repubblicano Italiano e consigliere comunale di Taranto.
Il tema riguarda la campagna regionale 2026/27 contro il VRS. Secondo quanto riportato da Di Bello, la circolare della Regione Puglia del 29 settembre 2026 prevede l’offerta dell’immunizzazione ai neonati nati dal primo ottobre 2026 al 31 marzo 2027, mentre il quadro nazionale sarebbe ancora in evoluzione e si attenderebbero ulteriori determinazioni. “La tutela della salute dei bambini deve essere una priorità assoluta delle istituzioni”, afferma Di Bello, chiedendo alla Regione di valutare subito la possibilità di estendere la platea.
“È un elemento che va certamente considerato, ma non può diventare un motivo per non agire tempestivamente. La Regione deve rimboccarsi le maniche e verificare tutte le possibilità per ampliare subito la platea, perché l’obiettivo deve essere quello di garantire la massima protezione possibile a tutti i bambini nati nel 2026”, dichiara. Il consigliere richiama anche la precedente campagna regionale. Nel 2025/26, sostiene, la Regione Puglia avrebbe previsto l’immunizzazione non solo per i bambini nati durante la stagione epidemica, ma anche per quelli nati nei mesi precedenti, compresi i nati tra aprile e settembre 2025. L’attuale impostazione, invece, riguarderebbe i bambini nati dal primo ottobre 2026 al 31 marzo 2027.
“È una differenza che merita una spiegazione e, soprattutto, preoccupa”, prosegue Di Bello. “Una bambina nata il 30 settembre 2026 affronterà lo stesso inverno di una nata il primo ottobre 2026. La data di nascita, da sola, non può diventare il confine attraverso il quale si determina una diversa opportunità di prevenzione senza che siano chiaramente spiegate le ragioni sanitarie, epidemiologiche e organizzative”. Per il consigliere comunale tarantino, il tema assume un peso particolare anche alla luce della situazione ambientale e sanitaria del territorio di Taranto.
“Taranto conosce bene il peso che le problematiche ambientali hanno avuto e continuano ad avere sulla salute della popolazione. I nostri bambini hanno pagato un prezzo troppo alto per le conseguenze dell’inquinamento. Proprio per questo, quando parliamo di prevenzione delle malattie respiratorie, non possiamo considerarla un aspetto secondario”, afferma. Di Bello sottolinea anche il ruolo della prevenzione in una fase di difficoltà del sistema sanitario regionale. “La sanità pugliese vive già una fase di grande difficoltà e proprio per questo la prevenzione deve rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali proteggere i cittadini e ridurre, per quanto possibile, il ricorso alle cure ospedaliere”.
Sul punto, il consigliere ha depositato una mozione in Consiglio comunale a Taranto, chiedendo al sindaco e alla giunta di farsi promotori presso la Regione Puglia della richiesta di estendere la campagna di immunizzazione, valutando l’inclusione di tutti i bambini nati nel 2026. “L’obiettivo è chiedere alla Regione di verificare concretamente ogni possibilità per ampliare la protezione e garantire condizioni di accesso quanto più uniformi possibile”, spiega Di Bello. La questione, secondo il consigliere, riguarda anche il principio di uguaglianza nell’accesso alla sanità pubblica. “Quando una misura di prevenzione sanitaria non è garantita in modo uniforme attraverso il servizio pubblico, la disponibilità economica della famiglia può diventare un fattore di differenziazione”, sostiene.
Da qui l’appello finale alla Regione e al presidente Decaro. “È necessario fare tutto ciò che è possibile per garantire a tutti i bambini nati nel 2026 la stessa opportunità di protezione dal Virus respiratorio sinciziale. Un bambino nato a settembre ha gli stessi diritti di un bambino nato a ottobre. Entrambi affronteranno lo stesso inverno. La buona politica deve partire dalla capacità delle istituzioni di garantire, soprattutto ai più piccoli, la massima tutela possibile, senza lasciare che il calendario o la capacità economica delle famiglie diventino fattori di disuguaglianza”, conclude Di Bello.
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