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BARI – La Procura di Bari ha in corso 6 inchieste sul terrorismo internazionale di matrice islamica, ma gli inquirenti dell’Antimafia sono ostacolati dalla “difficoltà di trovare interpreti” e strumenti per le intercettazioni. E’ quanto viene messo nero su bianco nella relazione annuale della Dna (la direzione nazionale antimafia) presentata oggi al Parlamento. Ecco cosa si legge nel rapporto di oltre 800 pagine:  sul terrorismo “sono state avviate” 6 “indagini preliminari”. “In merito alle stesse vanno evidenziate serie problematiche che rendono dette indagini particolarmente difficoltose, quali la difficoltà di trovare interpreti, vuoi per la molteplicità dei dialetti arabi; vuoi per il timore che gli stessi interpreti manifestano nei confronti dei soggetti intercettati. Altra seria problematica è la carenza da parte della polizia giudiziaria di idonee apparecchiature per le intercettazioni telematiche, indispensabili per i reati di terrorismo”. Insomma, il pericolo terrorismo incombe, Bari è la città attraverso la quale è passato l’attentatore di Parigi, Salah, ma i magistrati e le forze dell’ordine sono costretti a fare i conti con mezzi inadeguati e personale scarso.\r\n\r\nLa mappa dei clan in città e la guerra in corso\r\n\r\nNella relazione annuale, poi, viene fatto un focus sulla criminalità locale. A Bari e provincia, in questo momento, sono attivi ben 15 clan diversi, una situazione di rara frammentazione che sta provocando numerose fibrillazioni e, di conseguenza, gli agguati mafiosi. “I continui ferimenti ed omicidi – spiegano gli inquirenti dell’Antimafia – consumati a Bari e nei Comuni limitrofi con modalità eclatanti in luoghi e orari di affollamento e con evidente dispregio della vita degli incolpevoli passanti, disegnano uno scenario molto lontano da quello voluto alla fine degli anni ’90 dai vertici dei sodalizi mafiosi operanti in tale contesto che, attraverso una sorta di pax mafiosa (a dire il vero mai perfettamente compiutasi per la genetica insofferenza alle regole della criminalità organizzata del circondario barese), miravano a distogliere l’attenzione degli inquirenti per svolgere con maggiore libertà i loro traffici illegali. L’incandescente attuale situazione è sicuramente espressione di mutamenti sia degli assetti interni (indotti dall’urgenza delle nuove leve di compiere un salto qualitativo, ottenendo il formale riconoscimento della leadership dopo il limitante ruolo di reggenza in luogo e secondo le direttive del capo detenuto; ovvero dalle falle determinate da collaborazioni con la giustizia; ma anche, al contrario, da scarcerazioni di elementi di vertice smaniosi di ripristinare ruoli e situazioni); sia degli equilibri esterni (parimenti indotti da incauti tentativi espansionistici di nuove leve; da indebolimenti di clan avversi a causa di carcerazioni o collaborazioni con la giustizia).\r\n\r\nImprenditori sotto tiro e le estorsioni\r\n\r\nSecondo la Dna, “attualmente la categoria più esposta alla pressione estorsiva dei clan nella realtà barese appare essere quella degli imprenditori edili e, comunque, le zone più tartassate risultano essere il quartiere Japigia e Madonnella- dominio dei clan “Parisi”-“Fortunato”-“Palermiti”; il quartiere S.Paolo, dominio dei clan “Strisciuglio”-“Telegrafo”-“Misceo”; i quartieri S.Girolamo, Fesca e S. Cataldo, dominio del clan “Lorusso”, storicamente legato al clan “Capriati”. E ancora: “Sempre in significativa ascesa – si legge – è il fenomeno delle estorsioni ai danni di imprenditori, soprattutto edili, e commercianti, strumentale a sopperire alla crisi di liquidità delle organizzazioni criminali (pressate dalla necessità di dover fronteggiare le spese di mantenimento dell’elevato numero di sodali detenuti e delle loro famiglie, oltre che le spese legali); nonché a esercitare un completo controllo su tutte le attività economiche del territorio di influenza attraverso detta remunerativa forma di intimidazione.\r\n\r\nSempre più droga\r\n\r\nLa vendita della droga resta il principale canale di approvvigionamento delle cosche. “Il traffico di sostanze stupefacenti – alimentato attraverso consolidati canali di approvvigionamento anche internazionali (Albania, Marocco, Sudamerica, Spagna, Olanda) – si conferma quale attività più diffusa e praticata da tutti i sodalizi, per lo più organizzati anche per lo stoccaggio, lavorazione e commercializzazione delle sostanze, attraverso una capillare rete di spacciatori che, con la visibile presenza nei quartieri di competenza, rendono visibile anche il dominio dei clan cui appartengono”.\r\n\r\nTroppe armi in circolazione\r\n\r\nBari sembra essere un mercato a cielo aperto di armi: trovare una pistola o una mitraglietta nel capoluogo pugliese è semplice come andare a fare la spesa. “Un dato che emerge dall’analisi dei più gravi reati commessi nel distretto  è la diffusione della disponibilità di armi, anche di alto potenziale; tanto si evidenzia non solo nelle modalità esecutive dei fatti di sangue e di gravi reati contro il patrimonio (rapine ad autotrasportatori e portavalori consumatesi soprattutto nei territori del Nord barese), ma anche dai frequenti rinvenimenti delle stesse in occasione di controlli e perquisizioni, spesso indotti da dichiarazioni dei collaboratori di giustizia”.\r\n\r\nOmertà: nessuno denuncia i casi di usura\r\n\r\nI baresi continuano ad aver paura di denunciare. “Anche nella annualità in esame – si legge nella relazione – si registra una sospetta penuria di denunce in materia di usura, stridente con la crisi economica e di liquidità che affligge in particolare imprenditori e commercianti del Meridione”.


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