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Potrebbe capitare a tutti di svegliarsi una mattina, guardarsi allo specchio e ritrovarsi sul viso un brufolo. Non importa la sua reale dimensione. Per chi “lo indossa” sarà enorme, cercherà di fare il possibile per coprirlo, ma gli effetti (percepiti) saranno nulli. Vorrebbe non uscire, rimanere chiuso in casa, ma il lavoro chiama. Deve uscire per forza! Inizia a camminare, incontra un suo amico, lo saluta ed è certo che lui non lo stia guardando negli occhi, ma i suoi occhi sono attirati da quel suo enorme difetto.

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Questa preoccupazione riguarda un “difetto” che effettivamente è presente, ma che tenderà a sparire. Il Disturbo di dismorfismo corporeo invece si distingue dalle normali preoccupazioni relative all’aspetto in quanto è caratterizzato da eccessive preoccupazioni legate all’aspetto e da comportamenti ripetitivi che non solo consumano gran parte delle ore della giornata, ma sono anche difficili da controllare e tenere a freno.

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Negli uomini è possibile rilevare una forma specifica di questo disturbo: il dismorfismo muscolare. La preoccupazione riguarda il fatto che il proprio corpo sia troppo piccolo o insufficientemente muscoloso. La realtà spesso presenta un corpo normale, o anche muscoloso, ma la percezione è diversa. Le conseguenze comportamentali sono svariate: si può iniziare a seguire una dieta, fare esercizio fisico e/o sollevamento pesi in maniera eccessiva, fare uso di steroidi androgeni-anabolizzanti per aumentare la massa muscolare del proprio corpo.

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Com’è prevedibile nelle donne le preoccupazioni riguardano perlopiù peso, fianchi, seno, gambe, capelli. Tale disturbo può portare le persone a cercare rimedi sempre più sofisticati per migliorare i loro “difetti”, come anche la chirurgia plastica. Succede però che dopo l’intervento la soddisfazione possa essere soltanto a breve termine. È stato verificato, infatti, che tra gli affetti dal disturbo di dismorfismo corporeo solo una piccola parte si ritiene davvero soddisfatta del risultato dopo l’intervento. Questo potrebbe accadere sia a causa delle eccessive aspettative che si possono creare prima dell’intervento e sia perché spesso, una volta “riparata” una parte del corpo, sopraggiunge l’insoddisfazione per un’altra. Potrebbe nascere quindi la voglia di intervenire su quell’altra parte del corpo con la conseguente dipendenza dalla chirurgia estetica o da alcol e droghe con il fine di alleviare la sofferenza.

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Questo però non significa che sottoporsi ad un intervento chirurgico generi direttamente dipendenza. A volte la rimozione o trasformazione di una specifica parte del corpo vissuta come “difettosa”, per esempio naso importante o orecchie a sventola, può portare importanti benefici nelle persone, in quanto contribuirebbe ad apportare maggiore auto-accettazione.

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Infondo “Tu stesso, come chiunque altro nell’universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto”, Gautama Buddha.


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