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BARI – Nel giorno della “passeggiata antiracket” nel rione Carrassi, arriva la relazione della Fondazione di monsignor Alberto D’Urso a ricordare a tutti quanto è ancora diffuso il fenomeno a Bari e nel resto della Puglia. Basti pensare che nel 2015 600 famiglie pugliesi, ormai messe alle corde, si sono rivolte alla fondazione Antiusura San Nicola e Santissimi Medici di Bari per chiedere aiuto. È quanto emerge dalla relazione del presidente, monsignor Alberto D’Urso. “È stato un anno caratterizzato da pochi margini di manovra – rivela la relazione – a causa della ormai cronica poca disponibilità dei fondi statali, sempre più scarsi, da un lato, e le crescenti difficoltà finanziarie delle persone in cerca di solidarietà, dall’altro”.

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I numeri 

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Il bilancio 2015 della Fondazione si è chiuso con più di 114mila euro di fondi propri destinati a 26 famiglie e altri 283mila euro di fondi statali erogati in favore di cinque “casi critici”.  “Dal 1998 ad oggi – ha detto monsignor D’Urso – la Fondazione ha soccorso 1.741 famiglie per 49 milioni di euro e accolto nei centri di ascolto 5.606 persone”. Ricordando i numeri sulla povertà raccolti nel Rapporto Istat (l’8 per cento delle famiglie del Sud sono in stato di povertà) e quelli resi noti dall’indagine di Confcommercio Bari sull’aumento di oltre il 30 per cento dei reati di usura ed estorsione, monsignor D’Urso ritiene di “poter leggere questo dato anche come una positiva tendenza delle vittime a denunziare questi odiosi reati”. La relazione evidenzia anche il dato fornito dal Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e usura: in Puglia, nel  2015, sono state presentate 29 istanze da parte di chi ha subito un’estorsione, per un totale deliberato di oltre 929mila euro; mentre sono 62 le domande arrivate dalle vittime di usura, per un totale di somme deliberate per circa 3,6 milioni di euro.

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La “passeggiata antiracket” nel rione del boss Diomede

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In mattinata, c’è stata la “passeggiata antiracket” nel quartiere Carrassi di Bari: a incontrare i commercianti sono stati il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, il presidente della Fondazione antiracket, Tano Grasso, il prefetto di Bari, Carmela Pagano e il sindaco, Antonio Decaro. L’iniziativa ha avuto lo scopo di sottolineare il coraggio di otto commercianti del rione che hanno denunciato d’essere vittime del pizzo, consentendo nei giorni scorsi l’arresto di cinque esponenti del clan Diomede. “Noi vorremo tanto poterle replicare, queste passeggiate, in ogni città d’Italia – ha detto Bubbico – in modo particolare nelle città del Mezzogiorno che sono più segnate dai fenomeni estorsivi. Noi vogliamo dare esattamente questo segnale che è possibile pretendere il rispetto della legalità, è possibile ribellarsi al gioco mafioso e criminale, è possibile vivere in libertà e autonomia la propria storia imprenditoriale, poter beneficiare dei propri sacrifici, dei propri impegni per migliorare la vita di ciascuno e realizzare condizioni di serenità per le famiglie”. “Siamo convinti – ha concluso Bubbico – che il Mezzogiorno, in modo particolare quando riuscirà a liberarsi dal dominio criminale, troverà anche le energie e le risorse giuste per assicurare progresso, benessere e sviluppo”. “Il senso di questa giornata – ha aggiunto Grasso – è far conoscere a tutti ciò che è accaduto in questa strada e in questo quartiere di Bari: uno spartiacque storico, un fatto inedito”.

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Alla passeggiata hanno partecipato anche il commissario straordinario Antiracket Santi Giuffrè, il questore di Bari Antonio De Iesu, il coordinatore cittadino e regionale della Fondazione Antiracket, Pina La Carbonara e Renato De Scisciolo e l’assessore allo Sviluppo economico, Carla Palone. “L’incontro di oggi con i cittadini di Carrassi – ha dichiarato il sindaco di Bari – ha un valore diverso rispetto all’ultima volta, quando siamo venuti qui per stimolare i commercianti a denunciare il fenomeno delle estorsioni. Oggi c’è un elemento simbolico diverso e più importante, perché grazie alle denunce dei commercianti, le inchieste giudiziarie hanno avuto un nuovo impulso e sono scattati gli arresti degli uomini del clan che praticava le estorsioni. Da questo quartiere parte la riscossa della città, perché allo straordinario lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura si è aggiunto il coraggio dei cittadini, dei commercianti e delle associazioni antiracket che scelgono di denunciare. Questa collaborazione apre la strada a una nuova speranza”. E aggiunge:  “È arrivato il momento di tirare una linea che separi nettamente i buoni dai cattivi. Per fortuna a Bari – conclude Decaro – sono tanti i cittadini perbene che negli ultimi mesi hanno deciso di reagire contro coloro che si sentono più forti perché usano le intimidazioni e le armi”.

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