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Presentati a noi e ai nostri lettori in poche parole, in pochi caratteri direbbe Twitter, usa insomma le prime che ti vengono in mente per definirti.\r\n\r\n”Dove non puoi amare, non puoi cucinare e non puoi mangiare, non soffermarti”. Pugliese quanto basta.\r\n\r\nTi senti un predestinato o quello che adesso stai facendo è frutto essenzialmente del caso?\r\n\r\nSe a dieci anni mi avessero chiesto “cosa vuoi fare da grande?” sicuramente avrei risposto di tutto: dalla domatrice di elefanti in un circo alla hostess fino ad arrivare all’estetista, ma mai e dico mai avrei pensato di ritrovarmi catapultata in una cucina. Quindi mi sento una predestinata perché si sa, al destino è difficile ribellarsi come è difficile mettere i bastoni tra le ruote alla casualità. Faccio quello che faccio perché non potrei fare altrimenti, perché quando le cose così belle ti si presentano di fronte non puoi scappare e ti rendi conto che nessun elefante potrebbe mai darti la soddisfazione di vedere quel sorriso che fanno le persone quando assaggiano un tuo piatto.\r\n\r\nDove e quando è cominciata la tua avventura?\r\n\r\nDicembre 2005 frequentavo il terzo superiore economico-aziendale. La mamma voleva riunire la famiglia, voleva tutti e tre i suoi figli insieme, nello stesso posto. Ha lavorato duro per rendere questo progetto realtà e alla fine ci è riuscita. Inaugurammo la nostra “Farmacia dei sani” a Ruffano c’era talmente tanto cibo che la moltiplicazione dei pani e dei pesci era nulla a confronto. Io passavo le mie giornate ormai stravolte tra la scuola e il locale. Ho iniziato a stare in cucina tagliando il prezzemolo e lavando i piatti, poi per una serie di avvenimenti non sempre positivi mi sono ritrovata a vent’anni a gestire la cucina per intero, tra odio e amore dopo sei anni sono ancora qui. Penso che non sia stato il massimo lavorare la sera prima dell’esame orale di maturità presentandomi di fronte alla commissione profumando ancora di crostata alle fragole.\r\n\r\nRaccontaci la tua missione, il tuo obiettivo finale, lo scopo che ti spinge a svegliarti e a fare quello che fai.\r\nQuando ti svegli con la consapevolezza che quello che fai porta dei benefici a te stesso, alla tua famiglia, alla gente che ti circonda, ai clienti e alla tua terra hai già una motivazione bella tosta, difficile da far tentennare. Il mio scopo finale ancora non mi è ben chiaro, o per lo meno cambiando idea ogni secondo ancora devo focalizzarlo. Per ora la mia missione è quella di trasmettere alla gente un po’ di quello che sono, di farmi conoscere attraverso la mia cucina e di trasmettere tramite essa i contrasti che solo una ragazza 26enne può avere nella testa.\r\n\r\nAssegnando delle percentuali, secondo te, per riuscire nella vita, quanto conta la fortuna, quanto la bravura e quanto la caparbietà?\r\n\r\nIo mi definisco una persona “pessimista con uno spiccato slancio all’ottimismo”. Penso sempre che se una cosa può andare male sicuramente andrà male, quindi non affido la mia vita alla fortuna perché spesso e volentieri mi volta le spalle. Detto ciò penso che la caparbietà sia fondamentale in qualsiasi cosa. La bravura è una cosa soggettiva puoi riconoscerla o non riconoscerla, è questione di gusti e di punti di vista ma, la caparbietà di una persona la si vede lontano un miglio, non può essere confusa, si percepisce, è energia pura. Darei un 10% alla fortuna, 30% alla bravura e 60% alla caparbietà.\r\n\r\nIl tuo legame con la tua terra d’origine. Quanto c’è di lei nelle creazioni alle quali dai vita, e soprattutto quanto c’è di lei in te?\r\n\r\nCon la mia terra ho un rapporto particolare, quasi contrastante, in brevissimo tempo passo dall’amarla con tutta me stessa a volerne fuggire, poi capisco che pur andando via continuerei a sentirmi ancorata ad essa, a tutto ciò che rappresenta e mi regala ogni giorno, come le materie prime, ad esempio, in grado di rendere tanto ricca la nostra cucina. È vero, non mi trovo esattamente nel cuore pulsante del mondo, ma se sono rimasta è anche perché nessun mio piatto mangiato altrove avrebbe lo stesso sapore, perché qui anche un semplice pomodoro può farti esplodere di piacere le papille gustative e poi perché, semplicemente, è la mia terra e il fatto di sentirsi a casa, ogni giorno, fra i sorrisi delle persone che ami e ti amano, è una bellissima sensazione!\r\n\r\nSei un fanatico del ”fast” o il tuo stile è più orientato verso lo ”slow”?\r\n\r\nIl tutto e subito non porta quasi mai a nulla di buono. La Puglia è una regione slow, le persone che ci vivono sono slow e la qualità è slow. Il fast non fa per me nonostante sia un’impaziente cronica, penso che al cibo la fretta non porti onore.\r\n\r\nChiudi gli occhi e visualizza un’istantanea in particolare, un momento, un attimo, una situazione nella quale hai pensato ”c*** ce la posso fare sul serio”.\r\n\r\nl miei instanti di euforia durano poco, quando penso di avercela fatta mi rendo conto che sarebbe potuta andare meglio, non mi ritengo ancora soddisfatta ho tanta strada da fare, ho tante cose da capire e imparare.\r\nFatto sta che a fine serata, quando ormai il servizio è terminato e ho due secondi per ragionare penso di aver vinto di nuovo, ogni servizio è una gara con se stessi, ogni sera è uno scalino superato.\r\n\r\nCome tutti, presumo, avrai affrontato anche tu nel tuo ambito lavorativo momenti di scoramento, che ne so, con qualche collega, con un socio, o con l’opprimente e macchinoso titano della burocrazia. come ne sei venuto fuori?\r\n\r\nLa passione, il legame con la mia terra e con questo duro mestiere mi tengono ancora qui.\r\n\r\nWoody Allen diceva che l’arte del cinema si ispira indubbiamente alla vita. La tua arte, invece, a cosa si ispira?\r\n\r\nDi certo non a Woody Allen (sorrido). Alla vita che mi circonda, alla musica che ascolto in loop, ai profumi e ai colori, ai sorrisi, all’estate nell’inverno, all’aria primaverile dell’autunno, ai ricordi alla tradizione innovativa, a mia mamma che non c’è più. Tutto può ispirare la mia cucina perché la cucina è una delle poche arti che racchiude in sé tutti i 5 sensi dell’essere umano.


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