Facebook non è più soltanto un “social network”.

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Sì, nasce con l’idea di rendere facile la socializzazione, di far conoscere gente tra di loro, ma non è solo la possibilità di essere in contatto con gli altri che ha fatto di Facebook una parte integrante della nostra vita. I meccanismi inconsci coinvolti sono diversi.

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In un certo senso questo social network soddisfa alcuni nostri bisogni psicologici quotidiani, cosa che aumenta il nostro benessere psicologico. In questo mondo virtuale siamo noi a controllare quali sono gli elementi attraverso i quali gli altri potranno conoscerci. È come se noi gestissimo le impressioni degli altri. A differenza di quanto avviene nella comunicazione “in vivo” non è possibile far affidamento sul linguaggio extra-verbale per conoscere gli altri. Spesso, per esempio, al primo incontro con una persona, basta osservare il modo di gesticolare, di muovere le mani, lo sguardo dell’altro per crearci un’idea di chi abbiamo di fronte. Questi elementi su Facebook mancano. Non sono gli altri a percepire autonomamente tratti della nostra personalità ma siamo noi a veicolare le informazioni e lo facciamo in diversi modi.

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Quello più esplicito potrebbe essere la scelta della foto profilo: una foto che ci raffigura in maniera poco nitida, magari da lontano, potrebbe mostrarci come persone timide o insicure; una foto con i nostri figli potrebbe dare l’idea che abbiamo particolarmente a cuore il nucleo familiare; una foto provocante potrebbe denotarci come particolarmente espansivi.

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Ma non è solo tramite le foto che noi gestiamo le impressioni altrui. Per esempio una persona che aggiorna molto spesso la sua bacheca o la sua immagine profilo potrebbe apparire come una persona estroversa o narcisista. Ma non c’è bisogno di essere attivi sui social per dare informazioni circa la nostra personalità. A volte potremmo capire molto anche su chi non aggiorna mai i suoi status, non esplicita la sua situazione sentimentale, non condivide i suoi pensieri, elementi che potrebbero indicare riservatezza o persino la paura di non piacere.

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Implicitamente cerchiamo di creare le informazioni su noi stessi anche tramite le amicizie che stringiamo pubblicamente e tramite i “likes” che decidiamo di donare. Sappiamo che c’è anche una buona malleabilità nella gestione della privacy. Se vogliamo seguire una persona e non vogliamo che si sappia possiamo nasconderlo. Al contrario se ci teniamo a far sapere che tra i nostri contatti e interessi ci sono determinati nomi sappiamo che gli altri possono vederlo!

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L’effetto sulla nostra autostima è immediato. Siamo noi a re-inventare noi stessi: presentiamo le nostre foto più belle, le nostre serate migliori, i libri che leggiamo (o che diciamo di leggere), le persone che frequentiamo. Tutto ciò contribuisce ad aumentare l’auto-percezione positiva.

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Inoltre Facebook ci fa sentire a casa. La parola “amici”, la parola “diario”, “gruppo”, “album fotografico” sono tutte parole emotivamente coinvolgenti che indirettamente ci danno una sensazione di vicinanza e affetto. Recentemente sono stati inseriti anche i “ricordi”.. Quale modo migliore per scaldare il cuore?

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