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BARI – “Scola ha creato nei suoi film dei personaggi che il pubblico amava, con cui si identificava. Quando è scomparso è come se anche loro fossero scomparsi per sempre dalla pellicola”. Usa una metafora il presidente dell’Istituto cinematografico Luce, Roberto Ciccutto, per spiegare al pubblico perché Ettore Scola è stato uno dei registi italiani più rimpianti. “Anche più di Francesco Rosi, che morì un anno prima ma non fu ricordato dai media quanto Scola”.\r\nLo ha voluto ricordare questo pomeriggio per il secondo incontro del Bif&st alla libreria Feltrinelli dedicato alla figura del regista, scomparso lo scorso 19 gennaio. Ospiti dell’evento anche il giornalista e critico francese Jean Gili e il produttore Valerio De Paolis, che ha distribuito “Che strano chiamarsi Federico”, l’ultima pellicola diretta da Scola prima della sua morte.\r\n\r\nLa pellicola del 2013 è stata il punto di partenza per ricordare come Scola lavorava nei suoi film. “Il film è nato grazie ad una richiesta di Felice Laudadio, che voleva presentare a quell’edizione del Bif&st un documentario, interamente costruito con immagini di repertorio, che raccontasse Federico Fellini, a cui era stata dedicata quell’anno una rassegna al festival. Io lo proposi ad Ettore Scola, che all’inizio fu titubante. Poi dopo un po’ di tempo mi richiamò e mi disse che lo voleva fare. Così nacque quello che poi sarebbe diventato un vero e proprio film, girato interamente al Teatro 5 di Cinecittà, con l’ausilio di immagini di repertori”. La pellicola è stata poi distribuita in Francia e in America, ottenendo un grosso successo di pubblico e di critica.\r\n\r\nLa scelta di Scola di girare la pellicola sorprende, visto che erano diversi anni che il regista non dirigeva un film. Aveva infatti deciso di abbandonare il cinema dopo “Gente di Roma” nel 2003. “Ora voglio semplicemente fare il vecchio e riposarmi” aveva dichiarato alla stampa. Il successo in Francia, secondo Jean Gili, è derivato soprattutto dalla popolarità che Scola aveva oltralpe. Tanto che dopo la sua scomparsa il quotidiano Libération gli dedicò uno speciale omaggio: i titoli di ogni articolo all’interno di un inserto erano infatti ispirati ai nomi dei film di Scola.\r\n\r\n@cassanonat\r\n\r\n 


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